Rivalutare il sapere che proviene dal basso

Chi sono lor signori? Che cosa vogliono?
siamo qua in cerca di un autore.
(Pirandello: sei personaggi in cerca di autore)
- Buon giorno, signore
- Buon giorno a lei, cosa desidera?
- Sono un personaggio, uno fra tanti, che desidera portare in scena il teatro della vita.
- Si spieghi meglio, non capisco
- Vede signore, la vita è come una grande ribalta, un immenso palcoscenico dove si recita la quotidianità.
- Ed allora, quale la novità? Siamo tutti attori, di uno stesso teatro.
- Ecco, signore, è proprio quel "tutti" che mi ha spinto a fare una riflessione e che mi ha portato qui da lei; è desiderio dell'uomo, legittimo evvero, non solo di essere visto ma anche di avere l'onore e il privilegio di raccontare le proprie esperienze, le proprie sensazioni; nulla di avvolorato da codici, cavilli, norme e regole; solo pura soggettività interiore.
- Non vedo quale possa essere il problema, scriva un diario, un blog, come fanno in tanti.
- Lei dice bene, caro signore, come fanno in tanti; mi creda, mi risulta difficile. La molteplictà di volti, tutti intenti a dover far sentire la propria voce, genera confusione e il risultato è pari al silenzio, dove nulla di importante può essere percepito. Le voci che udiamo, spesso, sono quelle del palco, perchè lì hanno ragione di esprimersi. Eppure esiste una molteplicità di voci, di minor intensità, fatte di parole appena sussurrate, di un pubblico, notoriamente collocato un filo più in basso della ribalta.
- Mi vuole far intendere che chi sta in alto crea e genera confusione? E che il nostro dire è, dunque, inutile?
- No, la prego; la mia non deve apparire come un'impertinenza, no! Il mio desiderio è quello di trovare un autore che possa articolare e promuovere il mio dire in forma più idonea e che permetta di dare voce alle mie esperienze.
- Lei è un pò strano, giovanotto; ma che richiesta bislacca è mai questa? E poi cosa vorrebbe raccontare?
- Vorrei portare in scena il mondo del silenzio, che pur vuoto di contenuti non è. Il silenzio è spesso intriso di significatività, di tanto materiale pronto da far macinare ai nostri sensi, spesso addormentati o impegnati in altro presunto lavoro dell'intelletto ben più importante. Eppure il silenzio veicola tanto, mi creda.
- Uhmmmm....!!!
- La vedo perplesso, ma se permette, vorrei raccontare un episodio, fra i tanti, che ha permesso al mio pensiero di dispiegarsi, libero da costrizioni di norma; il mio compito nella vita lavorativa,è quello di di fornre spiegazioni e informazioni, svolto il quale il mio fine è risolto. Eppure ho imparato, con il tempo, a lasciare ampio spazio ai sensi e di percepire ciò che oggi non risulta conveniente ascoltare, non perchè difficoltoso, sia chiaro, ma perchè risulta sconveniente perdere del tempo per qualcosa che, ai fini pratici, non potrebbe avere alcun valore. Una coppia di anziani signori, entrambi nn vedenti, dell'imponente struttura archittetonica dell'ufficio pubblico cui si apprestavano a varcar la soglia, potevano averne la percezione; ma non se ne curarono. Il loro modo di parlare, come tutti quelli che purtroppo condivdono la stessa condizione, è lento, forse anche perchè del tempo ne conoscono le proprietà ma non le manifestazioni che l'uomo, nel suo andare frenetico, ha atribuito. Essi si rivolsero a me per sbrigare una faccenda burocratica, noiosa per chiunque, figurarsi per loro; sentitamente ringraziarono al termine del colloquio ma mi sono sentito in dovere di esprimere, anch'io, un sentito riconoscimento per aver riportato in superfice sensazioni di umana gratificazione soppresse da qualcosa che, a torto, si ritiene più importante, Da allora ascolto tutte le voci, anche le meno (presunte) autorevoli. Insomma guardo in basso per ascoltare, meglio.
E il mio passo lento
dal congedarmi da quel dialogo improbabile
lasia spazio ad un silenzio inaspettato e incredulo:
il grande orologio alla parete
appare, adesso, immobile.
Ibridamenti

Ho scoperto, quasi per caso, leggendo un articolo apparso del sole 24 ore, l'esistenza di un blog che parla di blog. La cosa interessante, infatti, è la particolarità di questo "non luogo" dove il tema è proprio sè stesso. Il motivo, credo, sia quello di capire più a fondo questo strumento troppo spesso demonizzato, accusato, ingiustamente di divenire una realtà altra rispetto a quella reale.
"Sono nato da sette mesi, quarantadue ore e qualche minuto" scrive JonathanKole , aprire un blog significa anche nascere a nuova vita, magari diversa da quella reale, migliore, con prospettive diverse, dove le qualità dell'autore non sono semplice attività del millantare crediti ma parte integrante di un essere virtuale presunto perfetto. La cosa particolare, e qui mi rendo conto di quanto possa camminare su un campo minato, è quando il blog sparisce, inaspettatamente e improvvisamente. Chiudere un blog equivale ad un suicidio virtuale? Sparire è più che legittimo, farlo platealmente, però, mi fa pensare. L'amico JonathanKole propone, a soluzione di questa antinomia, un "andare oltre" un ulteriore incremento di qualità del blog, facendo sì che lo strumento diventi autentico, utile, costruttivo. Resta da chiedersi, però, se un blog cosìfatto non sia un semplice prolungamento della propria vita reale, venendo a mancare, dunque, quell'aspetto ludico (forse anche piacevole) dell'inganno e della finzione. In altre parole, si può ancora parlare, in tali condizioni, di realtà virtuale?
Un grazie sincero a tutti i componenti di http://ibridamenti.splinder.com piacevole ed accogliente piattaforma ricca di spunti stimolanti per chi desidera capire e approfondire il mondo dei blogger.
Antonello
Il flauto ed il computer

Cosa accomuna un computer con il flauto? Il primo, entrato a pieno titolo nell'arredamento di tutte le case, spesso è utilizzato come un giocattolo e al massimo per scrivere qualche lettera. Al di là di un uso mirato e strettamente connesso allo studio o ad una professione, è un oggetto di arredamento. Mi sono accorto, infatti, come i ragazzi ancor prima di discutere sulle perfomance possibili e sull'effettiva utilità, disquisiscono circa il bello di un computer. Il fatto che lo sia, visto che viviamo in un epoca di high teach, non mi meraviglia. Quello che più mi sorprende, invece, frequentando i "non luoghi" dei grandi centri commerciali, è come delle caratteristiche tecniche di un dispositivo poco importa; l'importante è che sia bello.
- "Hai visto zio "VISTA" come è bello?" Chiede mio nipote Gigi a proposito del nuovo sistema operativo di Windows.
Da qualche giorno, in casa mia, è presente l'immancabile strumento tipico di chi si appresta a studiare musica nelle scuole medie. I genitori sanno quanto il flauto risulti stridente ed insopportabile se usato "impropriamente". Generalmente, da tale strumento, nei momenti successivi all'acquisto, ancor prima, dunque, di aver imparato le forme musicali basilari, escono suoni da far accapponare la pelle. Magicamente, però, quando l'alunno apprende la prime nozioni e scopre quale "magica" melodia possa uscirne fuori, ne rimane estasiato, deliziando le orecchie dei genitori, non più di suoni striduli bensì di una composizione musicale.
Credo che l'educazione alla tecnologia debba seguire le stesse orme di tutte le forme educative al fine di rendere consapevoli quanto un dispostivo tecnologico non è solo "bello" da vedere ma anche utile e funzionale, rilevarne, ovvero, le potenzialità per liberare la creatività dell'utilizzatore.
Grazie a te, Paola
Il bisogno più sentito della natura umana
è il desiderio di essere importanti
(John Dewey)
Mi trovo spesso a riflettere se una delle preoccupazioni più grandi dell’essere umano non sia quello di apparire trasparente anche in mezzo a tante persone. Non mi riferisco certo alla consistenza fisica, bensì alle gratificazioni e alle lodi di cui l’uomo, legittimamente, è affamato. Qualsiasi attività, dall’ambito lavorativo al familiare, necessita di essere riconosciuto e, automaticamente, l’attività svolta risulta più piacevole e meno faticosa. Eppure oggi questa semplice regola rischia di affondare tra le mille attività e pensieri che angustiano l’uomo. In altre parole non c’è tempo per delle lodi e ringraziamenti sinceri. Non esiste una regola ben precisa per riconoscere la sincerità degli apprezzamenti, qualora si abbia la fortuna di riceverli; i complimenti, donati con sentimento, sincerità e passione, sia in forma scritta che verbale, conservano in sé una sorta di magia tale che le parole non possano assolutamente passar per false o adulatorie.
Qualsiasi congedo dal servizio per pensionamento lascia una sorta di amarezza e tristezza che ricorda la paura dell’abbandono dei bambini. Alla gioia della festa e del brindisi si associa il rovescio della medaglia dell’inevitabile malinconia che ne consegue dal giorno successivo quando il rapporto lavorativo viene meno. Lavorare con Paola per tanti anni è stato piacevole e stimolante, saggia maestra di esperienze lavorativa non si è mai tirata indietro nel supportarmi in situazioni complesse lavorative. Ho sempre creduto di aver abusato, spesso, della sua pazienza e di aver rubato la sua conoscenza senza essermi mai adeguatamente sdebitato; al termine della festa di pensionamento mi consegnerà un biglietto:
Antonello, ti voglio esprimere tutta la mia gratitudine per la tua disponibilità e per l’aiuto che mi hai sempre dato quando richiedevo il tuo intervento. Ho molto apprezzato la tua cortesia e i modi garbati che hai sempre usato nei miei confronti (su di me hanno sempre avuto effetto). Di te conserverò sempre un buon ricordo e ti faccio un grosso “in bocca al lupo” per un eventuale futura posizione lavorativa migliore e redditizia.
Non è certo per megalomania che ho riportato queste parole bensì per trasmettere la sensazione di sincerità e commozione con cui Paola le ha riversate su carta. Il dubbio di come possa sostenere questa tesi è presto detto: mi chiama Antonello, come i miei familiari e come i pochi amici di infanzia. Questo denota attenzione e ammirazione; qualcuno potrà forse dire che il momento magico è il frutto di una somma data da parole mirate e da una maggiore sensibilità nei confronti di chi li riceve. Invito, però, ad una maggiore riflessione se il mondo e i rapporti umani, dal più piccolo microcosmo sociale, non possa diventare o almeno apparire, migliore se si venisse ricompensati con degli apprezzamenti sinceri per tutte le attività che quotidianamente portiamo avanti. Filosofia spicciola? Può anche darsi, ma di sicuro ben redditizia, con alti rendimenti nel tempo.



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