La tua guerra è finita, vecchio soldato: ancora un post sulla Milano che cerco.

Il titolo del presente post è tratto da un album del Banco, quello con in copertina il salvadanio, gioia e delizia dei collezionisti del vinile. Ma non è un post, caro Lettore, sul collezionismo, anzi tratta l'argomento tangenzialmente. Il collezionismo presuppone una attività di ricerca, di studio anteriore, affanno. Io, ancora, cerco tra le righe ricordi fra coloro che hanno vissuto nella Milano laboriosa degli anni '70. Spiragli di luce ormai ridotti a ri-letture di Carlo Castellaneta e pochi altri. Pochi, ormai, i racconti diretti da viva voce milanese: la natura sterminatrice fa il suo corso di selezione, appunto, naturale. In una domenica quasi oziosa rinasce questa (insana?) voglia in me e riscopro, con immensa sorpresa quasi commossa, video e immagini di quella che è stata la Milano pre-da-bere in una sequenza di filmati depoca tratti da rubriche e telegiornali con Luciano Bianciardi in primo piano, diretto presentatore del suo libro "la vita agra". Posso suggerirti, caro Lettore, di fare un excursus in quel non luogo? Che tu non sia Milanese poco importa e scusante non è: non lo sono anch'io. Ma non puoi esimerti dal riflettere sul cambiamento della società e da un'unica costante: il fervido desiderio donchisciottesco di opporsi a certe imposizioni dalle quali, spesso inutilmente, cerchiamo di sfuggire. Che dire ulteriormente? Se fosse ancora vivo Luciano probabilmente lo abbraccerei, così desideroso di condividere e di approfondire alcune idee comuni, idee (e mi chiedo se lui lo avesse mai pensato) che si perpetuano nel tempo, inalterate, a garanzia della validità di ora, come allora.
Qui i video su Milano vista da Bianciardi
Aggiornamento del 31/01/2008
Stavolta non mi sono affannato alla ricerca di ricordi, senzazioni, stupore. Anzi meraviglia nel riscoprire quanto ancora le parole del Bianciardi siano attuali a distanza di trent'anni e più dalla sua scomparsa. Parole scritte dalla penna di Antonio D'Orrico sulle pagine di Cultura del Corriere della sera odierno: non è solo un articolo sulla Milano pre-da-bere, ma sull'intera società, sulla realtà delle naturali aspirazioni dell'uomo comune che sogna un qualcosa (perchè sognare è pure un diritto ma anche un dovere per poter attivare barriere difensive alla quotidianità) che difficilmente riuscirà ad ottenere (altrimenti che sogno è?) , salvo legittimare quindici minuti, che dovrebbero essere distributi a tutti, di notorietà, possibilmente gratificanti e scritti nella storia, avverso, dunque, al concetto "basti che si parli".
Saluti, Anto.
Ibrid@poesia. Primo tema: l'amore virtuale
E' partita l'iniziativa di Maddalena Mapelli per divulgare la poesia per tramite del blog. L'iniziativa, lodevole a mio avviso, segna un passo importante per condividere tutti i pensieri che poeti aspiranti e non han tenuto nel cassetto anche perchè, forse, intimoriti dal rendere pubblici i propri pensieri rimati.
Il regolamento è visionabile cliccando sul permalink: http://ibridamenti.splinder.com/post/15543763/IBRID%40POESIA.+L%27amore+virtuale
I componimenti relativi al primo tema (l'amore virtuale) è possibile già inviarli.
E proprio su questo tema vorrei spendere due parole: l'empatia, il sentire l'altro si nutre della presenza fisica. Sono rimasto, spesso, favorevolmente colpito, da bellissime parole veicolate dai blog, senza che abbia avuto modo di conoscere l'autore (autrice) che si cela dietro un pensiero. Talvolta le parole sono accompagnate da un uso sapiente di parole ed immagini. In quei casi, oso affermare, sono riuscito ad immedesimarmi nell'altro, nel sentirlo, percepire i fremiti del suo cuore. Ed è stato allora che ho capito quanto le parole scritte possano essere importanti se lette con estrema attenzione, riflessione, interiorizzandole.
Di seguito riporto il mio componimento, datato gennaio 2007, sull'amore vurtuale, già postato su ibrid@poesia:
nè la tua voce.
ma potrei amare le tue parole.
Non trascurare il mondo delle idee,
essere attratti da uno sguardo,
da una voce,
da un portamento
è semplice, banale, scontato, inflazionato.
Amare delle parole, veicolatrici di sentimenti
è un'arte
il cui apprendistato
nasce dal cuore.
11-1-2008

L'immaturità del poeta (sottotitolo: non crescere secondo opportunità)
I poeti non matureranno mai.
Sono degli eterni adolescenti,
passano dal'adolescenza alla vecchiaia
senza mai conoscere la maturità
(P. Valduga)
Le persone vere non bloggano
(il coniuge di D. Weil)
Gli animi sensibili sono quelli che coltivano pensieri sublimi nell'andare oltre quella che potrebbe essere la semplice apparenza o fenomenologia delle cose. Non si tratta, certo, di metafisica; si tratta, ovvero, di una maggiore propensione a "percepire" le cose, le strade laterali di un percorso centrale tracciato dal senso comune e, queste bande laterali, possono essere percorse da chi si predispone ad una lettura maggiormente critica allertando tutti i sensi nonchè il cuore e l'anima. L'idea rimanda ad un comportamento immaturo, poco concreto, di chi ama "perder tempo" o, ancora, intento a soffermarsi sulle meraviglie del mondo mentre il mondo stesso dona opportunità materiali e spesso di maggior soddisfazione a chi preferisce vivere la vita in modo vero e tangibile. Dunque il poeta non cresce, nel senso che non accatasta, uno dopo l'altro, il mattone della vita concesso dalla concreta realtà. Il poeta, il sognatore, intento a percepire flebili battiti del nobile cuore o sussurri di note di vita, si lascia sfuggire opportunità e sviluppo. In altre parole è come se il poeta rimanesse relagato ad una situazione di stallo, convinto sognatore e idealista. Ed allora, che senso ha il poetare? Quale soddisfazione può portare a chi, con sofferenza (perchè è una sofferenza il "non crescere secondo opportunità") scrive e che richiede, non secondario, lo stesso sacrificio per chi deve leggere, costretto a interpretare o meglio (pàrdon) immedesimarsi nel mondo interiore dell'autore. Ne vale la pena? Mi dirai, caro lettore, cosa c'entra questo discorso con le comunità virtuali; presto detto e chiarisco! Il blog e tutta la blogsfera rappresenta la grande opportunità di chi ama poetare e non vuole più relegare i propri pensieri nel cassetto, donandoli ad altri. Ma lo strumento, converrai, non sottrae il pensatore dal "triste" destino di essere considerato immaturo, poco concreto, dedito all'ozio e alla perdita del tempo. Sotto queste premesse, dunque, non è (non dovrebbe essere) una persona vera!! Le antinomie lasciano aperta la questione e rimango basito al pensare che il poeta, non essendo di questa terra (perchè non vero, appunto) rimane prezioso patrimonio del mondo delle idee e non di questo mondo.
[foto: Rodin "il poeta e la musa]




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