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Archivio Gennaio 2008

La tua guerra è finita, vecchio soldato: ancora un post sulla Milano che cerco.

antoniobellanca00it (27/01/2008 - 20:22)


Il titolo del presente post è tratto da un album del Banco, quello con in copertina il salvadanio, gioia e delizia dei collezionisti del vinile. Ma non è un post, caro Lettore, sul collezionismo, anzi tratta l'argomento tangenzialmente. Il collezionismo presuppone una attività di ricerca, di studio anteriore, affanno. Io, ancora, cerco tra le righe ricordi fra coloro che hanno vissuto nella Milano laboriosa degli anni '70.  Spiragli di luce ormai ridotti a ri-letture di Carlo Castellaneta e pochi altri. Pochi, ormai, i racconti diretti da viva voce milanese: la natura sterminatrice fa il suo corso di selezione, appunto, naturale. In una domenica quasi oziosa rinasce questa (insana?) voglia in me e riscopro, con immensa sorpresa quasi commossa, video e immagini di quella che è stata la Milano pre-da-bere in una sequenza di filmati depoca tratti da rubriche e telegiornali con Luciano Bianciardi in primo piano, diretto presentatore del suo libro "la vita agra". Posso suggerirti, caro Lettore, di fare un excursus in quel non luogo? Che tu non sia Milanese poco importa e scusante non è: non lo sono anch'io. Ma non puoi esimerti dal riflettere sul cambiamento della società e da un'unica costante: il fervido desiderio donchisciottesco di opporsi a certe imposizioni dalle quali, spesso inutilmente, cerchiamo di sfuggire. Che dire ulteriormente? Se fosse ancora vivo Luciano probabilmente lo abbraccerei, così desideroso di condividere e di approfondire alcune idee comuni, idee (e mi chiedo se lui lo avesse mai pensato) che si perpetuano nel tempo, inalterate, a garanzia della validità di ora, come allora.

Qui i video su Milano vista da Bianciardi

Aggiornamento del 31/01/2008

Stavolta non mi sono affannato alla ricerca di ricordi, senzazioni, stupore. Anzi meraviglia nel riscoprire quanto ancora le parole del Bianciardi siano attuali a distanza di trent'anni e più dalla sua scomparsa. Parole scritte dalla penna di Antonio D'Orrico sulle pagine di Cultura del Corriere della sera odierno: non è solo un articolo sulla Milano pre-da-bere, ma sull'intera società, sulla realtà delle naturali aspirazioni dell'uomo comune che sogna un qualcosa (perchè sognare è pure un diritto ma anche un dovere per poter attivare barriere difensive alla quotidianità) che difficilmente riuscirà ad ottenere (altrimenti che sogno è?) , salvo legittimare quindici minuti, che dovrebbero essere distributi a tutti, di notorietà, possibilmente gratificanti e scritti nella storia, avverso, dunque, al concetto "basti che si parli".

Saluti, Anto.

 

Ibrid@poesia. Primo tema: l'amore virtuale

antoniobellanca00it (21/01/2008 - 19:09)

E' partita l'iniziativa di Maddalena Mapelli per divulgare la poesia per tramite del blog. L'iniziativa, lodevole a mio avviso, segna un passo importante per condividere tutti i pensieri che poeti aspiranti e non han tenuto nel cassetto anche perchè, forse, intimoriti dal rendere pubblici i propri pensieri rimati.

Il regolamento è visionabile cliccando sul permalink: http://ibridamenti.splinder.com/post/15543763/IBRID%40POESIA.+L%27amore+virtuale

I componimenti relativi al primo tema (l'amore virtuale) è possibile già inviarli.

E proprio su questo tema vorrei spendere due parole: l'empatia, il sentire l'altro si nutre della presenza fisica. Sono rimasto, spesso, favorevolmente colpito, da bellissime parole veicolate dai blog, senza che abbia avuto modo di conoscere l'autore (autrice) che si cela dietro un pensiero. Talvolta le parole sono accompagnate da un uso sapiente di parole ed immagini. In quei casi, oso affermare, sono riuscito ad immedesimarmi nell'altro, nel sentirlo, percepire i fremiti del suo cuore. Ed è stato allora che ho capito quanto le parole scritte possano essere importanti se lette con estrema attenzione, riflessione, interiorizzandole.

Di seguito riporto il mio componimento, datato gennaio 2007, sull'amore vurtuale, già postato su ibrid@poesia:

Amor(i) da blog
Non conosco il tuo volto,
nè la tua voce.
ma potrei amare le tue parole.
Non trascurare il mondo delle idee,
essere attratti da uno sguardo,
da una voce,
da un portamento
è semplice, banale, scontato, inflazionato.
Amare delle parole, veicolatrici di sentimenti
è un'arte
il cui apprendistato
nasce dal cuore.
 
Antonio Bellanca 26/01/07
 

11-1-2008

antoniobellanca00it (16/01/2008 - 20:19)


Ci sono due modi per amare una persona. Dovere o obbligo, consuetudine, bene superfluo e scontato fanno capo ad uno dei due modi. Si vuole bene ad una persona perché si deve fare così e in questo caso ritengo non si possa parlare di bene ma di rispetto. Non è qualcosa di sentito bensì imposto; è un atteggiamento futile contagiato dalla superficialità e dall’equilibro precario. Per questo motivo non chiamerò suocera colei che ha subito la dipartita dalla vita.
 
 
Mani giunte, quiete di un rosario non più sgranato,
ali tarpate di una farfalla intrisa di vitale energia.
Buio e freddo l’angusto atrio
dell’immenso eden così tanto sospirato, desiderato, meritato.
Sono tanti i bei ricordi, così come le perse occasioni
per benedire sincera gratitudine,
per il coraggio profuso per tutti.
Nessuno escluso.
(Antonello)
 
 
 
Teresa se ne andata così, ad 8 mesi di distanza dal mio caro padre (qui puoi leggere il mio ricordo), con le medesime modalità, segnando la sua estrema partenza dallo stesso luogo: un celeste ospedale, dal caldo pavimento ovattato, mitiga segni di vita che dal sito adiacente si appresta a lasciare sconforto per chi rimane benché l’ultimo passo è relegata alla speranza.
 
E la vita continua….
 
Desidero riportare il commovente commiato solennemente declamato da mio cognato Salvatore durante la celebrazione funebre gremita da quasi tutto il paese a ricordo della nostra cara mamma Teresa:
 
La corsa della tua vita volgeva, improvvisamente, al termine, con poche speranze.
Il cuore non reggeva più all’intenso ed infinito amore che nutrivi per la tua famiglia, per i tuoi amatissimi nipoti e per tutti gli altri.
Non c’era più tempo e spazio per la tua grande generosità , per le preghiere, per la lettura del Vangelo, per le messe, per i rosari cui hai dedicato gran parte della vita.
Non c’era più tempo per quella tua straordinaria ed unica virtù di fare propri i problemi degli altri, di capirli e di risolverli.
Non c’era più tempo per quel tuo sorriso che rendeva felici le persone che ti stavano accanto: sempre!
Ma noi non potevamo permetterci di perdere siffatto patrimonio di ricchezza ed abbiamo provato ad allungarti la vita.
E’ andata male.
Cara mamma, l’unica spiegazione che riesco a darmi a distanza di tanti giorni è che il Signore, che amavi tanto, aveva già tracciato per te il percorso del Paradiso e tu non volevi mancare a questo straordinario appuntamento.
E lì nel Paradiso che ti immagino da qualche giorno, con gli occhiali, con il Vangelo e con accanto il tuo immancabile rosario, recitando preghiere per tutti noi.
E lì nel Paradiso speriamo che un giorno di riabbracciarci tutti insieme.
Voglio dedicarti la stessa frase che S.Agostino dedicò a sua madre:
 
Signore non ti dico perché me l’hai tolta
Ma ti ringrazio per tutto il tempo che me l’hai data.
Salvatore De Paola


 

Tag: Teresa,mamma

L'immaturità del poeta (sottotitolo: non crescere secondo opportunità)

antoniobellanca00it (04/01/2008 - 19:02)


Versione stampabile

I poeti non matureranno mai.
Sono degli eterni adolescenti,
passano dal'adolescenza alla vecchiaia
senza mai conoscere la maturità
(P. Valduga)

Le persone vere non bloggano
(il coniuge di D. Weil)

Gli animi sensibili sono quelli che coltivano pensieri sublimi nell'andare oltre quella che potrebbe essere la semplice apparenza o fenomenologia delle cose. Non si tratta, certo, di metafisica; si tratta, ovvero, di una maggiore propensione a "percepire" le cose, le strade laterali di un percorso centrale  tracciato dal senso comune e, queste bande laterali, possono essere percorse da chi si predispone ad una lettura maggiormente critica allertando tutti i sensi nonchè il cuore e l'anima. L'idea rimanda ad un comportamento immaturo, poco concreto, di chi ama "perder tempo" o, ancora, intento a soffermarsi sulle meraviglie del mondo mentre il mondo stesso dona opportunità materiali e spesso di maggior soddisfazione a chi preferisce vivere la vita in modo vero e tangibile. Dunque il poeta non cresce, nel senso che non accatasta, uno dopo l'altro, il mattone della vita concesso dalla concreta realtà. Il poeta, il sognatore, intento a percepire flebili battiti del nobile cuore o sussurri di note di vita, si lascia sfuggire opportunità e sviluppo. In altre parole è come se il poeta rimanesse relagato ad una situazione di stallo, convinto sognatore e idealista. Ed allora, che senso ha il poetare? Quale soddisfazione può portare a chi, con sofferenza (perchè è una sofferenza il "non crescere secondo opportunità") scrive e che richiede, non secondario, lo stesso sacrificio per chi deve leggere, costretto a interpretare o meglio (pàrdon) immedesimarsi nel mondo interiore dell'autore. Ne vale la pena? Mi dirai, caro lettore, cosa c'entra questo discorso con le comunità virtuali; presto detto e chiarisco! Il blog e tutta la blogsfera rappresenta la grande opportunità di chi ama poetare e non vuole più relegare i propri pensieri nel cassetto, donandoli ad altri. Ma lo strumento, converrai, non sottrae il pensatore dal "triste" destino di essere considerato immaturo, poco concreto, dedito all'ozio e alla perdita del tempo. Sotto queste premesse, dunque, non è (non dovrebbe essere) una persona vera!! Le antinomie lasciano aperta la questione e rimango basito al pensare che il poeta, non essendo di questa terra (perchè non vero, appunto) rimane prezioso patrimonio del mondo delle idee e non di questo mondo.

[foto: Rodin "il poeta e la musa]

 

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