Donna, potenza in atto
antoniobellanca00it (26/09/2008 - 22:55)
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Carissimo lettore desidero premettere che l’argomento che sto per trattare è relativo ad una personalissima opinione anche perché, avremo modo di constatare, un’opinione comune non è possibile averla. Già nell’antichità nascono posizioni differenti e contrastanti; Socrate ritiene che la donna non è dissimile dall’uomo: è meglio che una città sia difesa da una donna portata per questo tipo di attività piuttosto che da un uomo privato di questa capacità. Aristotele, invece, sostiene che le diversità fra donne e uomini ci sono perché la natura ha voluto così; ad ognuno il suo compito nella vita e nella società. Platone…bè…avanzava una discutibilissima teoria sulla donna che deve essere di tutti. Escluderei, per ovvi motivi, quest’ultima filosofia.
Quale il mio pensiero? Sempre lo stesso, uguale negli anni, provoca in genere risentimento nel genere maschile che mi accusa di sentimento di inferiorità rispetto al sesso femminile; provoca, altresì, approvazione e ammirazione nelle donne. Che sia un mero tentativo di accattivarmi la simpatia delle donne “razzolando”, comunque, come la tradizione impone? Riconosco alle donne il primato della superiorità, della praticità e della razionalità. Le diversità, nate da imposizioni culturali, morali e religiose, nel corso dei secoli, ha modificato le condizioni di base su cui fondare il confronto. A diversità di condizioni iniziali il confronto è improponibile. Ritengo la donna, infatti, “potenza in atto”(1),un potente propulsore che macina qualsiasi difficoltà che incontra. Osserviamo spesso languide donne annegate nei loro sogni che di praticità non mostrano praticamente nulla. Ma, caro lettore, quanti uomini si comportano così, segretamente, senza confessarlo? Un uomo che si commuove, che piange, che esprime teneri sentimenti è una “donnicciola”. Questi sono luoghi comuni o meglio luoghi che si trovano in comunione in ambi i sessi. Ti sei mai chiesto perché la figura femminile sia stata sempre occultata e mostrata, semmai, solo per evidenziare il lato materno, di brava moglie e massaia. Altri lati venivano perseguiti, condannati. Quante donne al rogo incriminate di stregoneria ha visto la storia passare. L’uomo ha avuto il predominio della “presunta” superiorità, del calcolatore e del cacciatore. Tempo addietro, durante una ricerca sociale sulle differenze di genere, leggevo tutto ciò che riguardava il confronto fra i due sessi, rimasi colpito quando lessi un libro (la sposa infedele) pubblicato dalla madre dell’autrice, dopo che la figlia è deceduta in un incidente. Moglie, madre integerrima ha però lasciato il notebook non protetto e da lì è scaturito tutto il mondo interiore che solo le donne riescono a gestire in perfetta armonia con il proprio ambito familiare (l’uomo questo non riesce a farlo e quando ci prova rimane sopraffatto dal suo stesso comportamento). La donna è potenza in atto, dicevo, perché è mamma, moglie, amante, confidente e qualsiasi ruolo scelga lo fa bene riuscendo alla perfezione a gestire situazioni familiari, lavorative, amichevoli. Perché l’uomo non riesce a fare tutto ciò? Forse perché si è crogiolato nel suo ruolo dettato dall’opinione comune perdendo tantissime opportunità; nel frattempo la donna ha recuperato, in maniera veloce e imprevedibile il terreno perduto e l’uomo si trova spesso a confrontarsi, talvolta ferocemente, sia perché intende difendere una posizione a cui difficilmente rinuncerà sia perché risulta a lui difficile poter riconoscere alla donna quelle doti e opportunità di cui lui si sente protagonista assoluto. E poi, inevitabilmente, il conflitto.
Ringrazio Andrea per aver sollevato l’argomento partendo da un articolo apparso sulla Repubblica che potete leggere qui.
Ristampando pensieri virtuali al ritmo di rock sinfonico
antoniobellanca00it (23/09/2008 - 20:08)
Ristampe di parole già lette, di opere discografiche già ascoltate..la parola ristampa rimanda all’idea di portare alla luce un argomento, già noto, per alcuni ancora sconosciuto.
In questo spazio cercherò di utilizzare il concetto per:
1) far rivivere un mio vecchio sito (filosofando)
2) Per parlare di un argomento musicale sempre attuale
3) Dell’eterno mio oscillare tra analogico e digitale.
Bene lettore: seguimi!
Il passato non andrebbe mai rinnegato. Quanti blog e quanto profili ho visto chiudere e riaprire. Qualsiasi cosa si sia scritta fa parte indelebile del nostro essere e può tornare utile farlo ritornare alla memoria per capire come si è cambiati nella forma (blog, sito, template) e nella sostanza. L’argomento di oggi tratta un genere musicale mai tramontato, sempre attuale, che le generazioni meno giovani sicuramente conoscono: il rock progressive; è quel genere musicale, tanto in voga negli anni 70, ma ancora adesso non tramontato, caratterizzato da lunghe suite, contaminato da jazz e classica; in genere viene narrata una storia. La mia generazione è cresciuta con il progressive! Un disco progressive, proprio per la sua natura, va ascoltato tutto, dal primo brano sino all’ultimo. Leggi, caro lettore, cosa ho scritto, in un mio vecchio sito di ben cinque anni fa sul progressive, cliccando qui.
Andrea ha scoperto i Coldplay, un gruppo relativamente recente che, a mio avviso, rimanda molto al genere progressivo, sia perché i brani appaiono come un susseguirsi di musica da non interrompere, sia perché a primo ascolto il cd in questione non è gradevole: necessita almeno un paio di passaggi attraverso le nostre orecchie per apprezzarne il notevole contenuto.
La terza questione: in una società del “tutto e subito” dove la musica va ascoltata (per moda ma anche perché non c’è tempo) nel terribile formato mp3, è giusto ascoltare la musica progressive (ad esempio i Genesis –Sed, non ti arrabbiare- ^_^ ) in modo così frettoloso e, a mio vedere indecoroso, per tramite dell’I-Pod e similari? Mi risponderai, caro lettore, che ognuno la musica se l’ascolta come vuole: è vero. La mia posizione, comunque, non è cambiata dal 2004, quando ho scritto quest’altra cosa che puoi leggere cliccando qui.
Di cosa si è parlato in questo post? Di come un argomento, ripetuto, possa trovare la luce letteralmente “ripescandolo” dalla blogsfera: un blogger deve conservare tutte le pagine web che produce. Si è parlato anche di un argomento musicale, il progressive, e della mia personalissima opinione se la musica va ascoltata in digitale o in analogico. Qual è, lettore, l’argomento principale del post?
Lettore, ti fai audio-messaggiare?
antoniobellanca00it (21/09/2008 - 18:21)
Bene caro lettore. Penso che possa bastare tediarti con link, hyperlink ed altro, credo (spero) che ormai il mio “dire sia entrato nel tuo capire”. Come sostengo comunemente mi ritengo un uomo che vive nel mondo analogico ma che deve convivere con il mondo digitale…sarei, altrimenti, anacronistico e non potrei vivere in una società siffatta. Mi sforzo, continuamente, di trovare dei punti di contatto fra i due mondi: ad esempio il post lo scrivo, preliminarmente, con la stilo ad inchiostro azzurro (per ascoltare il fruscio del pennino che rilascia l’azzurro liquido – che goduria-) e che poi trasporto sul mezzo digitale. E’ una perdita di tempo? Forse, però mi rilassa e non poco, pertanto…tempo ben speso, ritengo. Il testo digitale con tutti i link in esso presenti può impoverire l’informazione stessa? Bè credo di sì…perché è vero che un link rimanda ad un altro testo da approfondire ma il rischio che si paga è quello che l’argomento perda di significato. Troppa informazione, infatti, significa annullare l’informazione stessa.
Leggete cosa ha scritto Sed:
quando scrivo i miei ipertesti non ho molta voglia di studiare tanti collegamenti,
mi fanno perdere il filo del discorso
Tanti collegamenti, dunque, determinano perdita di significato, dispersione, non solo verso chi legge ma anche per chi scrive e su questo sono perfettamente d’accordo con Sed. La via di mezzo, come giusta quantità di “approfondimenti” necessari è la via da perseguire.
Questo pensiero mi rimanda ad Heidegger quando affrontava la medesima questione con il “nuovo” media di allora: la televisione.
La fretta di sopprimere ogni distanza non significa realizzare una vicinanza.
(Heidegger)
La televisione rispetto alla radio impoveriva l’informazione? Direi che questa è una questione irrisolvibile in quanto gli estimatori del vecchio mezzo di comunicazione criticheranno sempre il successivo (succede così anche per le forme dell’arte).
Oggi, dunque, tocca convertirsi al moderno, convivere felicemente oppure, come faccio io, trovare dei punti divertenti e innovativi. Una cosa che mi sarebbe piaciuta nel nuovo media del blog, quella di poter sentire quanto di più analogico possa esistere: la voce! E in preda ad un’irresistibile megalomania ho pubblicato, nel 2006 in un mio vecchio blog, un audiopost. Dove? QUI! Come dove (sgrunt!!! Ma Q U I I I)
In certe situazioni non è possibile operare delle scelte...
antoniobellanca00it (20/09/2008 - 22:05)
Carissima Stella tu mi confondi. Due premi, in così poco tempo, possono determinare una crisi da successo: se un giorno i miei vicini mi dovessero vedere con il viso basso e triste e mi chiederanno quale grossa disgrazia mi sia capitata e potrei rispondere: “non ricevo più premi”.
A parte gli scherzi, il successo è una bella-brutta cosa. Ci si abitua velocemente e si fa fatica a perderla specialmente in quest’ambiente in cui un giorno sei qualcuno e ben presto non sei più nessuno.
Ma passiamo alla parte pratica: il premio è mio e me lo prendo e ti ringrazio con tutta la simpatia che posso dimostrarti…il problema, quello insormontabile, è a chi assegnarlo.
Fare una scelta significa, anche, discriminare; scegliere qualcuno al posto di qualcun altro, credimi, mi risulta veramente difficile. Molti profili che transitano da qui sono coltivati da me da anni e non posso escluderli…agli altri, i più recenti, mi sento già legato da profonda amicizia per cui, non me ne volere, lo assegno a tutti voi, indistintamente. Siamo già assoggettati a discriminazioni, scelte, opportunità nella vita reale, non vogliamo che questo avvenga anche qui, vero?
Certo della tua comprensione porgo a tutti, ma proprio a tutti, un sentito abbraccio. Alle signore un delicato bacino sulla guancia (senza che i rispettivi partner si ingelosiscano…da vero amico).
Virtualmente, vostro Antonello
Ipertesto, link: questi sconosciuti!
antoniobellanca00it (17/09/2008 - 17:59)
PROLOGO
- Lettore, sei avvertito, se ridi su quanto sto per scrivere ti pesto il ditone del piede, quello più grosso e più lungo…
- Anto, ma che mi stai prendendo in giro? Lo so che si chiama alluce.
- In effetti, caro lettore (non me ne volere) la premessa mi torna utile per fornire alcuni elementi di informatica visto che dò per scontato molte cose. Per cui se l’argomento ti è già noto ti prego di scusarmi…
- E’ inutile che fai tanto il sapientone…sei stato una buona mezz’ora al telefono con Caterina per farti spiegare come funziona MySpace
- Ehmmm…infatti…generalmente si è portati a credere che chi mastica informatica debba sapere tutto di tutto ed invece esistono cose, apparentemente elementari, che ancora non sono state acquisite.
*****
Il testo che generalmente si legge su internet, spesso, è un ipertesto. Esiste un concetto di convergenza secondo il quale all’interno della stessa pagina si possono trovare link che possono indirizzare a siti esterni oppure a pagine dello stesso sito, in tal caso si parlerà di collegamenti interni.
Come è possibile individuare questi link? Generalmente dalle parole di diverso colore rispetto alla totalità del testo. Per cui se il testo parla di un blog…che so…di Vercigetorige o di Calogero
e questi due nomi sono evidenziati di un altro colore (si solito blu o rosso) basta cliccare su e… oplà appare il profilo di Calogero (o di Vercigentorige, ovvio). Un tempo nella pagina web era evidenziata la parola “clicca qui” per suggerire (più che incoraggiare) l’approfondimento di un dato argomento oggi, invece, si crede che il concetto sia stato sufficientemente interiorizzato e non si indica più…
Premio Anima, Cuore, Energia
antoniobellanca00it (15/09/2008 - 08:21)

Ricevo da Stella questo graditissimo premio, che ritiro e mostro con orgoglio. Stella è l'autrice di un bel blog gestito sotto la piattaforma blogspot. Il premio, istituito e regolamentato da una blogger "life is Miao"prevede che il "vincitore" lo assegni, a sua volta, a qualcun altro.
Operare questa scelta, benchè dettata da una norma, è difficile: tutti gli utenti con cui ho interagito e scelto, nel corso degli anni, hanno qualcosa di speciale, particolare, da cui è possibile trarre degli insegnamenti. L'assegno all'ultimo arrivato, al tenerissimo Carlo.
Carlo è uno dei miei amici che preferisce leggere piuttosto che commentare. Immaginate di recarvi in un locale, di quelle con le luci soffuse e con musica scelta sapientemente tra il repertorio di Simon e Garfunkel,Burt Bacharach, Ennio Morricone ed altri. In questo locale è piacevole entrare anche perchè ricco di fotografie di altri tempi, di quelle che ti riportano indietro nel tempo quando ancora esisteva, nel genere umano, la fiducia nel proprio simile. Vi invito a visitare il suo locale, dove? QUI, of course.
Ringrazio Stella per la gradita opportunità offerta (il suo blog è rintracciabile cliccando sul suo nome, alla quale offro il mio più caloroso abbraccio e augurio di lunga e sincera amicizia.
Caro lettore, ti lasci prendere per mano?
antoniobellanca00it (13/09/2008 - 15:57)
Cari lettori della blogsfera, abbiamo avuto modo di conoscerci, interagito e discusso. Ho aspettato un po’ prima di aprire un ulteriore capitolo sul mondo delle parole veicolate da blog, in particolare su questo blog un po’ anomalo e volutamente controcorrente per un obiettivo ben preciso. L’ostacolo più grande che ho dovuto affrontare è quello relativo alla normale avversione nei confronti della stessa parola “filosofia” che già da sé richiama volumi pesantissimi (e non mi riferisco solo al peso) ma soprattutto inutili. Per stare insieme e disquisire secondo filosofia non è necessario conoscere quel o quell’altro filosofo. Vivere secondo filosofia è anche, forse soprattutto, incontrarsi piacevolmente anche se in modo virtuale. Una comunicazione basata esclusivamente su citazioni di ordine filosofico bè…diciamolo pure, è noiosa. Però se in un turno cordiale di conversazione dove uno ascolta tutti gli altri per poi dire la propria opinione, magari partendo da posizioni autobiografiche, con l’assoluta certezza che quanto scriverà non diverrà oggetto di derisione o altro credo che sia stimolante e piacevole. Tutto questo ragionamento si basa sulle regole della comunicazione biografico solidale già nota a chi si occupa di filosofia pratica, e sostengo che sia possibile applicarle seguendo una piccola variante che puoi leggere aprendo quest’altra pagina. Ma se volessimo ricercare i presupposti storici di questo modo di confrontarsi e rapportarsi, dove è possibile attingere, nell’immenso patrimonio filosofico, qualcosa di simile? Propongo, anche a scopo propedeutico per chi non conosce la filosofia ma che desidera addentrarsi in maniera soft, il Simposio di Platone, dove tutti dialogano piacevolmente con l’intento, proprio, del piacere stesso del dialogare:
“…così dunque camminando, assieme parlammo …se poi occorre fare anche voi questo racconto, ebbene, facciamolo. D’altronde, per parte mia, quando tengo io stesso o ascolto da altri, discorsi sulla filosofia, provo una mirabile gioia, senza considerare che credo di trarne giovamento”.
Ma tanta dedizione, dirai caro lettore, è solamente destinata ad un coinvolgimento delle società virtuali, fine a sé stessa? Non è che io, pseudo sapientone, seppur non guadagnandoci nulla mi sono esaltato e montato un po’ la testa? La domanda è legittima e può anche essere! Non lo escludo…l’argomento è stato oggetto di mia riflessione più volte sull’effettiva utilità di un progetto siffato ma soprattutto (e in questo caso meschinamente) per un concetto di vanità. Ho scritto più volte che il desiderare di “farsi vedere” in un contesto sociale dove seppur in mezzo a centinaia di persone sia normale e non deprecabile. L’importante è come si raggiunge il mezzo e la motivazione che deve essere dichiarata, motivata e argomentata. Ci viene in aiuto, in tal senso, ancora una volta il Simposio: durante il dialogo contornato da grandi bevute di vino, si parla di Eros come il primo dio ma soprattutto di colui che deve guidare gli uomini verso il bello e l’amore per contrastare le cose brutte:
“la vergogna per le cose brutte e l’aspirazione delle cose belle: senza di esse non è possibile né una città né compiere opere grandi e belle…così gli uomini possono gareggiare fra loro per un desiderio di stima”.
E comunque di fronte ad un progetto che chiunque potrà avere un’opinione diversa, personale sul bello o brutto, cito:
“Per ogni azione le cose stanno in questo modo, una cosa nel suo compiersi non è né bella né brutta, piuttosto è nell’azione con cui viene compiuta..pertanto non è amando Eros che si espleta il bello bensì è bello L’Eros che incita ad amare in modo bello”.
Dopo quanto detto se sei arrivato a leggere qui in fondo, posso sperare che mi porgi la mano per seguirmi? 
La visione romantica dell'amore
antoniobellanca00it (09/09/2008 - 18:51)
Quale la visione romantica di un uomo nei confronti di una donna? Chi meglio di Kierkergaard può spiegare quel fenomeno strano che attraversa i sensi e che spesso rimane relegato nel limbo non trasformandosi mai in desiderio? La visione romantica dell’amore è proprio una visione che, in uno sguardo non diretto ma sufficientemente ampio, permette di contemplare (bada non solo osservare) i tratti di una donna. Sottolineo, ancora, che non si tratta di un desiderio. In questa situazione fa da padrone l’immaginazione, la poesia, la languidità. Piccoli dettagli del sorriso, delle caviglie, di un sapiente movimento della testa accompagnato da un svolazzare dei lunghi capelli, della gestualità e del passo e tante altre “piccole” cose. Una visione romantica, spesso, non va mai oltre, forse perché l’occhio si nutre e desidera perpetuare quel magico momento, delle magiche sensazioni che infondono serenità e benessere e qualora l’ardente fuoco della passione dovesse incendiare il proprio cuore intravedendo nella persona contemplata la compagna della propria vita, il passo successivo incoronato dal matrimonio, spesso, nasconde quello che rappresenta il maggior pericolo delle coppie stabili. L’indifferenza! Come è possibile che tanto fuoco alimentato dai nostri cuori in maniera così preponderante possa estinguersi? Occorre, una volta che si ha la certezza che l’indifferenza abbia preso il sopravvento, ripercorrere la strada a ritroso alla ricerca di quelle sensazioni, ri-abituare i sensi a veicolare emozioni quando ancora, per esempio, l’occhio godeva cadendo nell’accenno della scollatura oppure quando la mano nella mano sembrava suggerire l’eternità di un momento di due volti stretti fotografati da un rosso tramonto. 
E se un uomo non è capace di possedere l’immagine del ricordo
nell’attimo stesso in cui se ne sovviene,
dovrebbe cercare allora di tenersi sempre lontano dalla bellezza
e non così vicino che occhio mortale possa vedere
quanto bello sia ciò che egli possiede
(Kierkegaard – Diario- )
Virtualmente vostro, Antonello
Anto quale il senso di questo progetto?
antoniobellanca00it (06/09/2008 - 12:26)
Da un cordiale colloquio telefonico: Anto, non commento perché so poco di filosofia e poi…quale il senso di tutto il lavoro che hai fatto?
Desidero far presente che mi sento filosofo nella stessa misura in cui lo siamo tutti. Conoscere la storia della filosofia è una cosa, esserlo e praticarlo un’altra, l’una è indipendente dall’altra; tengo a precisare, ancora, che non conosco tutto l'immenso pensiero filosofico. Ricordo una frase estremamente significativa letta da un libro di De Crescenzo di qualche anno fa: “il miglior filosofo è il mio portiere”. Come sostiene, ancora, Natoli, “siamo tutti filosofi nel momento in cui sottoponiamo ad interrogativi la realtà”.
Fatta questa precisazione provo a rispondere a quella che è la domanda più difficile da affrontare…almeno con la dovuta lucidità ed obiettività. Amo il mondo delle parole, scritte nel cartaceo e nelle community, non mi trovo d’accordo, invece, con alcuni aspetti tipici delle community. Dell’ultimo post che DEVE essere il primo (e forse l’unico) ad essere letto ne abbiamo già parlato (un po’
qui e un po’
là) : dentro un blog esiste tutta la nostra storia ritengo sia bello e gratificante (per l’autore, anche) dare prova del proprio interesse per quelle SUE parole; e sottolineo “
dare prova”. Mi sembra di vedere i volti dei blogger illuminati dall’apprendere che mi ricordi di tutti loro ma soprattutto dei vari post, anche quelli più datati. Molti, è vero, li ho conservati ma tanti resteranno indelebili nella mia
mentoteca. Quale il senso del mio lavoro (che mi costa, devo ammetterlo tanta fatica anche perché faccio tutto da autodidatta)? Coltivare le persone che hanno veicolato quelle parole, che mi hanno fatto stare bene, far si che mi vengano a trovare in un luogo stimolante, riposante, come “
davanti ad un tavolino a sorseggiare un caffè (chi si ricorda di questo mi pensiero?)”. Ho regalato attenzione e dedizione e, devo ammettere, ho ricevuto anche tanta gratificazione. Al sito, forma statica del mio percorso, si affianca il blog come forma dinamica, volutamente progettato senza “fronzoli” multimediali, pochissime immagini, tante parole. I commenti sono liberi, possono essere anche anonimi anche se la mia intenzione non è quella di aprire un dibattito uno-a-uno, ma da uno a molti e da molti a molti. La vostra mail sarà visibile (anche se non siete costretti a metterla) perché così gli altri utenti se vogliono possono anche interagire fra di loro, approfondendo conoscenze e pensieri. Sappiamo benissimo quanto sia gratificante e stimolante ricevere delle gradite e belle mail; essere ricordati e ricordare a nostra volta! Che tristezza, invece, un lotus o un Outlook riempito solo di spazzatura e di comunicazioni di lavoro e commerciali. La mail, come dicevo, è visibile. Poiché la piattaforma è privata non dovrebbero esserci problemi di spam, però non posso esserne certo. Il mio consiglio è quello di creare, magari, una seconda mail, di quelle utilizzate per questo tipo di finalità.
Una piattaforma così fatta va contro tutti i canoni del blog dove i post e i commenti in genere sono brevi. Caro lettore avrai modo di constatare come il mondo della blogsfera sta cambiando. Già l’anonimato viene meno e poi ognuno vuole scrivere per una propria forma di “bonario protagonismo” ma anche perché desidera far conoscere i propri sentimenti e spesso due righe non bastano. In una simile prospettiva ritengo che il blog possa essere assimilato ad una pratica meditativa. Invito a leggere
l’articolo della Luisa Carrada sulla scrittura come pratica yoga da me ripreso per sostenere la mia tesi (
leggi qui –cap.3.3 pag.96).
Pertanto leggete, scrivete, parlate, confrontatevi fra di voi, fate, insomma, quello che vi pare, nel rispetto ovviamente del buon senso e della buona educazione.
Ah! Un'altra cosa: avrei intenzione di inserire una porzione di sito, accessibile solo tramite password, in cui ognuno potrà presentarsi e mettere la propria foto. Non chiedo ovviamente dati sensibili, ma vedere in faccia chi scrive non credo possa rappresentare un problema. Se vi interessa fatemelo sapere che ci studio un po’ su, naturalmente con i vostri consigli.
Un mondo di bene, Antonello
Oppressione da weblog
antoniobellanca00it (03/09/2008 - 23:09)
L’oppressione da dipendenza web è un argomento tabù. A chiunque venga rivolta la domanda sulla web-dipendenza tutti, ma proprio tutti, dichiarano di essere pienamente consapevoli dell’uso che ne fanno del virtuale e di sapere quando è arrivata l’ora di staccare la spina. Un articolo apparso su Repubblica del 27 agosto espone il problema con un titolo che riassume tutta la complessità del caso: “fuga da face book”. In estrema sintesi il pubblico virtuale, dopo il periodo di euforia dovuto alla naturale e necessaria visibilità che ognuno di noi legittimamente desidera, si sente oppresso. Benchè nel primo periodo il blogger metta a conoscenza tutti della propria sfera privata, sentimenti e vita lavorativa, in un secondo momento si sente stritolato dalla stessa presunta libertà che andava cercando all’atto dell’iscrizione sulla piattaforma e sente la sua vita privata minacciata e violata. La gestibilità degli “amici” inizia a diventare complessa, si tende a sostituire la propria identità fin quando si perde di vista la propria. Come ho già anticipato su un altro post e già ribadito in altre piattaforme, si arriva addirittura a sperimentare il suicidio uccidendo il proprio blog (leggi qui). Ad una blogger di Libero, qualche tempo fa, autrice di un bellissimo sito dedicato ad un personaggio femminile dei fumetti, che con maestria riesce a far interagire anche musica, poesia e teatro chiesi se la sua forma di espressione artistica, quale quella di aggiornare costantemente un blog di qualità, non diventasse, a lungo andare , una spada di Damocle. Sostenne, ricordo, assolutamente di NO perché perfettamente in grado di capire che il mondo virtuale è un mondo fatto “di sole parole” e che nulla ci si poteva aspettare da una realtà siffatta. Preso atto della risposta, qualche tempo dopo, ripropongo la stessa domanda formulandola diversamente, la risposta mi ha lasciato di stucco: “quando accendo il pc sono tre le parole che appaiono sullo schermo: non è importante”. La risposta è eloquente quanto basta. Alla stessa stregua di una dipendenza da alcool o da cibo, come quando si mette davanti al frigorifero la propria foto e l’ammonimento della parola d’ordine tipica delle diete americane, così la blogger intendeva difendersi da probabili e malsane dipendenze. Il problema è, a mio avviso, che l’uomo ha necessità di essere visto tramite le forme di espressione quali quella della scrittura: è quello che io chiamo “bonario protagonismo”. Ed allora, dato che l’uomo sembra non conoscere la giusta misura, il mondo del virtuale è tutto da condannare e da buttare in mare? In tutta sincerità, caro lettore, per la serie “qui lo dico e qui lo nego”, non potendo sottrarmi neanche io a questa realtà, credo che al blogger manchi una buona dose di sincerità ed umiltà che farebbe apparire tutto più semplice e immediato. Cosa c’è di male ad ammettere che l’uso del virtuale serve a sopperire una qualche mancanza? Ovviamente l’uso di esso sarà più o meno compulsivo a seconda della quantità della mancanza stessa e in questo il virtuale non differisce da altri mezzi per sfuggire alla realtà (alcool o droga). Preso atto delle proprie intenzioni, svincolando il prendere (e prendersi in giro) il resto del popolo della blogsfera, immergersi nel mondo virtuale può anche essere una opportunità per svoltare momentaneamente pagina in una vita che per quanto sia unica e irripetibile appare, sempre più frequentemente, deludente e priva di spessore nonché di affetti. Tengo a precisare, ancora, che il termine “mancanza” deve essere preso nel senso più ampio possibile, dal micro al macro (a buon intenditor…). Concludo con un’altra citazione di un’altra blogger che, ricordo, mi diede una bella lezione di vita: “scrivi per te stesso”. Questa semplice affermazione mi ha fatto riflettere e credo che sia stato l’elemento determinate della mia indipendenza dalle community: i commenti! I commenti sono micidiali, sono le caramelle, quelle buone, che ti invogliano a continuare a scrivere, sempre meglio e di più. Poiché il popolo della blogsfera è normalmente abbastanza volubile come accade per la gente dello spettacolo, oggi ti osanna e domani si è già dimenticato di te. Questo spinge a creare post sempre più intriganti e di qualità ma che causa, inevitabilmente, uno stress emotivo dovuto all’escalation cui si è assoggettati.
Virtualmente vostro, Antonello
Ah! Un ultima cosa: se seguite un blog per diverso tempo noterete che ad un certo punto l’atteggiamento dionisiaco del blogger va un po’ scemando, nel produrre post con poca o nulla attrattiva, meno intriganti, meno forzatamente indirizzati ad argomenti “esca” che fanno colpo per una sicura lettura: nessun problema! Il blogger è appena uscito da una fase relativamente negativa o di crisi comunque legata ad una sofferenza: i post più belli, drammatici e languidi nascono da disagi o stati d’animo particolari. E’ così in genere per tutte le produzioni artistiche in cui l’autore, con un abile mossa (anche inconsapevole) desidera far si che il lettore si immedesimi nel proprio animo con un adeguata catarsi. Però questo, caro lettore,…qui lo dico e qui lo nego!
Ma davvero sei riuscito a leggere sino ai distinti saluti? 
Festival della mente
antoniobellanca00it (01/09/2008 - 20:49)
Il festival della mente, evento culturale a Sarzana, è alla sua quinta edizione. 49 eventi culturali in tre giorni dal mattino sino alla sera. Riporto uno degli eventi, il più caro, per motivi affettivi e di sentito ringraziamento.
L’intervento di Salvatore Natoli , previsto nel “raccolto” chiostro San Francesco, è stato spostato nel più ampio tendone sito nella centralissima piazza Matteotti. Il tendone è pieno e i biglietti sono stati venduti sino all’inizio della conferenza.
Se amo la filosofia è grazie al prof. Natoli, che con la sua dialettica mi ha introdotto, ai tempi dell’università, in quel mondo a me sconosciuto che sarebbe poi stata la mia scelta di vita. Con lui ho seguito il corso universitario sulla filosofia teoretica e sulla seconda inattuale di Nietzsche. La prima materia coronata da un bel 28; ancora oggi conservo il sapore delle lacrime di gioia.
Ecco in estrema sintesi il pensiero del professore sulla virtù.
Cosa significa vivere secondo virtù? Per capire il concetto bisogna partire argomentando l’idea di vita e morte. I greci utilizzavano due sostantivi per indicare la vita: ZOE è la vita che non ha mai termine e che si succede continuamente e BIOS intesa come vita o forma definita che nasce e si dissolve. La vita, come la intendiamo noi, quella umana, è data in prestito. Viverla alla massima espressione è etico. L’uomo deve inventarsi la vita per vivere secondo libertà in un processo di interscambio, di osmosi, con l’ambiente. Esiste, poi, un’altra idea di vita. La nuda vita, quella cioè esposta ad un potere che farà di essa quello che vuole. La nudità sottintende “nessun potere di reazione”. E’ una vita esposta, fragile. La dinamica della vita, la nostra, il bios, viene guidata dal carattere che rappresenta la parte stabile del mutamento. Il carattere può cambiare ma non potrà distruggere la vita intesa nel senso più ampio. All’uomo spetta il compito di modellare la propria vita secondo etica e virtù per poi restituirla pienamente vissuta.
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