Asintoticamente felice, all'infinito!
antoniobellanca00it (25/01/2009 - 21:46)
L’illusione di perseguire il piacere è
direttamente proporzionale
con quanto la natura è stata clemente nell’uomo
(Antonello)
Tristezza e depressione, ritengo, nascono dal rapporto fra quanto si desidera e da quanto si riesce ad ottenere. Sono due gli elementi da tenere in considerazione: quanto è facile ottenere e quanto desideriamo. Supponiamo che per noi la felicità è quella di amare più donne possibili. Tanto più siamo dotati di bellezza, carisma e più in alto nella posizione sociale ed economica tanto più facile sarà raggiungere questo scopo, anche se il raggiungimento è fittizio; ma poiché è un dono naturale possiamo comunque credere che sia un piacere raggiungibile. Chi invece persegue lo stesso fine ma della natura e sorte non ha avuto alcun beneficio si troverà anche lui a sperare di raggiungere il fine ma in una condizione di insoddisfazione, frustrazione, depressione. Eppure sia nel primo che nel secondo caso si appartiene alla specie umana con medesime aspirazioni. La natura, nel suo travaglio, può operare secondo distinzione attribuendo all’uno o all’altro le giuste possibilità? Mi puoi dire –uomo- che pensare in tal mondo significa discriminare e togliere le possibilità di aspirazione a meno che…tu non intenda sottoporre la riflessione sotto un profilo di felicità relativa. Ma sei sicuro che essere relativamente felici non sia equipollente alla rassegnazione di un comportamento in cui necessita accontentarsi? Magra consolazione accontentarsi…quanti si sono accontentati del proprio lavoro, della propria condizione economica, culturale, sociale e quanti, invece, avrebbero voluto perseguire anche un più nobile fine, come può essere lo studio e la cultura, dovendo anteporre la classica e miserrima frase “è destino”!
clausola d'amicizia
antoniobellanca00it (18/01/2009 - 17:30)
L’amicizia è un contratto;
è necessario tenere a bada le condizione e le clausole,
spesso scritte in piccolo e occultate.
(Antonello)
Come si misura la bontà di un amico? In base alla sua capacità di riuscire a farti credere che un giorno ti potrà aiutare. Ti sentirai, pertanto, gratificato da cotanta attenzione e sicuro di avere un angelo custode che guarda alle tue spalle. E’ questo il motore dell’ ”effimero” sentimento dell’amicizia, sentirsi protetti. Spesso si rimane anche amareggiati perché l’aspettativa viene inattesa e la nostra delusione ci porta anche alla disperazione. E’ indispensabile che subentri “la prova del nove”, l’evento tanto decantato in cui l’amico esprime massima fedeltà, per capire quanto volatile sia questo sentimento. E allora, in quel momento, diciamo…”mi sbagliavo…non era un vero amico”. Non era l’amico ad essere sbagliato, bensì il terreno sul quale abbiamo coltivato l’illusione. Basta traslare, nel proprio intimo pensiero, la parola “amico” con “conoscente” ed essere consapevoli che quanto promesso, sulla fedeltà dell’amico, non avverrà mai…ed allora si resterà per sempre dei buoni amici, pardòn…conoscenti! E se il miracolo dovesse accadere? Se l’amico si fa veramente in quattro per aiutarti? Anche qui la dovuta attenzione. Hai la capacità di capire se il suo è veramente un intervento disinteressato nel rispetto della morale kantiana? Sei sicuro che quanto lui faccia per te non sia l’equivalente di una cambiale sulla quale, poi, gravano, fior di interessi? Se anche così fosse, non disperare. Si tratta di un contratto di mutua assistenza e cordialità l’importante è che tu sappia leggere le clausole scritte in piccolo; alla stessa stregua di un finanziamento economico dove il beneficio dell’assistenza lo vedi subito, cerca di capire quanto (e se puoi) dovrai pagare. Per il resto…Amèn! E così sia.
la setta dei poeti "stinti"
antoniobellanca00it (15/01/2009 - 18:24)
Carissimi lettori, vi prego -vivamente- di prendere debita nota cliccando qui.
Virtualmente, Antonello
*** S T O P ***
antoniobellanca00it (08/01/2009 - 11:42)
Ciao amico virtuale e non…mi fai morire quando dici:
“un mondo di bene”
“un abbraccio virtuale”
“virtualmente vostro”
Ogni anno, al termine delle feste natalizie, mi viene sempre in mente la frase di Garrone nel primo della fortunatissima serie Vacanze di Natale: “finalmente anche questo Natale ce lo siamo levatoi dalle palle”. La prima parola che riesco ad utilizzare subito dopo è STOP con la colonna sonora delle Supremes; fermarsi in nome dell’amore. Ma come, chiederete, inneggiare all’amore subito dopo le Sante feste e non durante? Non mi addentro in un discorso ampiamente dibattuto sul consumismo e sulla strumentalizzazione del Natale però mi soffermo (ed invito) a riflettere adesso proprio perché durante le feste non si ha l’opportunità di poterlo fare con la dovuta lucidità. Come diceva Nietzsche : “ci vuole un gran caos per generare una stella danzante” ed ecco che, da adesso, ogni momento è ideale. Quindi STOP!! Ma stop, ancora, per simboleggiare un RI-ferimento, un punto fermo, un paletto. Ed è per questo, riferendomi al complimento ricevuto dalla mia cara amica Caterina, che sempre, ogni giorno, in qualsiasi momento, l’occasione è sempre quella giusta per un abbraccio e per il più sincero augurio per un mondo di bene.
Virtualmente vostro, Antonello
Ah! Qualora, cari lettori, vi sia “sfuggita” la grande opportunità offerta dal testo multimediale sui link di apprendimento, inserisco qui, a chiare e grandi lettere, il re-indirizzamento al brano delle Supremes. Come vedete, almeno a me, il Natale mi fa diventare mooolto meno buono (e non è colpa solo dell’influenza)
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