Archivio Marzo 2009
Avere per essere
antoniobellanca00it (29/03/2009 - 23:34)
Sopraffatto dalle cose
desiderio di fuga,
abbandonarle non posso
trasformerei la mia presenza in assenza.
amaramente consapevole di me si vedono solo le cose.
Ed allora mi addobbo, ancor di più, ed ho paura:
appesantito dalle tante cose, divento una cosa, come tante, come tanti.
(Antonello)
Caro Sandro, rileggo spesso quanto mi hai scritto sul “condizionamento dell’ambiente”. L’apparente concetto di libertà si manifesta in tutta la sua crudeltà; non siamo liberi, non siamo liberi di pensare ma soprattutto di essere. Anche a voler determinare un’ esistenza secondo propria libertà ci sarà sempre la subdola imposizione di plasmarsi secondo una pubblica decenza, falsa moralità, pregiudizi. L’occhio inquisitore del mio simile, che si sofferma al fenomeno dell’apparenza, benché ancora impossibilitato ad addentrarsi nel mio mondo interiore perché magari ancora non mi conosce, giudica e giudicherà sempre il fenomeno, ciò che appare! E nella speranza di accogliere il mondo circostante dentro le porte della mia casa secondo l’imperativo del sospendere qualsiasi interpretazione, offro (anche inconsapevolmente) un biglietto da visita, ben confezionato. Metaforicamente è quanto è successo durante il nostro incontro, qui nelle mie mura domestiche: abbiamo aperto le “ulteriori” porte dell’interiorità senza alcun confronto materiale. In quei bellissimi momenti trascorsi insieme la sensazione era di trasparenza, non nella terribile accezione della cruda esistenza secondo cui non si è visti, ma di “limpidezza”. Ci siamo guardati nell’anima.
Mi soffermo, ancora, su quanto scrivi:
Nei bambini e negli adolescenti questo disagio (l’essere considerati inferiori se non si possiede…) è ulteriormente amplificato dalla mode e dall’essere trend […] e si sa che tra i bambini o ragazzi, l’essere superiore, il migliore diventa una regola della casta e chi non ne fa parte rimane emarginato nella sua esistenza mediocre: mediocre rispetto a chi?
L’adulto ha la possibilità di insegnare ma rimane comunque sopraffatto dall’imposizione delle mode e, frustrato, non può trasmettere alcun segnale, anche perché non deve. Potrebbe crescere un emarginato. Chi ha imposto le mode sa dove colpire, su coloro che non hanno ancora sviluppato la necessaria capacità critica e che, comunque, giustamente, devono percorrere una propria strada per accrescere il proprio sé: i giovani.
Leggi cosa scrive, a proposito dell’esistenza degli altri, in “essere e il nulla”. Satre:
Sia per l’idealista che per il realista si impone un’unica soluzione: per il fatto che altri ci è rivelato in un mondo spaziale, ciò che ci separa da altri è uno spazio reale o ideale. Quest’affermazione comporta una grave conseguenza: se infatti il mio rapporto con gli altri deve essere del tipo dell’esteriorità d’indifferenza, non posso essere colpito nel mio essere dal sorgere o dallo scomparire di altri, più di quanto un in-sé non lo è nell’apparizione o dalla scomparsa di un altro sé.
Quanto scrive Satre deve farci riflettere, caro Sandro. Noi esistiamo nel confronto con gli altri, tra noi e loro c’è uno spazio (tieni a bada la distinzione e la possibilità tra reale e ideale). Se viene meno l’esteriorità dovrebbe venir meno anche l’essere dell’altro. E invece no, l’esteriorità è solo una copertura, come un vestito più o meno bello, ma sempre qualcosa che protegge e abbellisce. L’essenza della persona, l’in-sé è sempre e comunque data o almeno così dovrebbe essere.
Il tuo amico, Antonello
Dio esiste?
antoniobellanca00it (02/03/2009 - 18:23)

Secoli e secoli di pensiero filosofico nell’affannosa ricerca di Dio e sulla sua esistenza distrutti da una valida ed assoluta concezione: l’impossibilità di conoscere la verità sulla realtà di Dio e se davvero dobbiamo credere in lui.
Se mi fosse chiesto “In quale momento saresti voluto essere presente nella storia?”, non avrei dubbi – “Al primo istante di vita dell’universo!”
Sarà banale ma dentro quell’istante è racchiusa la spiegazione di tutta la nostra esistenza
Anche il grande Kant, come tutti i filosofi, ha tentato di dare una spiegazione plausibile all’esistenza di Dio, senza riuscirci e, oltretutto, costretto a ripiegare su un opinione consolidata e diffusa, benché empirica e fallace: Dio esiste perché esiste la perfezione!
Purtroppo l’essere cresciuti in uno stato cattolico con una catechesi ricevuta in età fanciullesca che spesso ci abbandona appena ci si affaccia all’adolescenza, non ci aiuta.
Il problema è che appena mettiamo in discussione i misteri cardini del cristianesimo ci troviamo senza risposte valide: Gesù è l’incarnazione di Dio? E’ veramente risorto?
Le testimonianze dei vangeli ufficiali ci convincono pienamente?
La libertà nella razionalità del pensiero ritengo sia una possibilità relativamente recente. Non a caso la Chiesa sta affrontando la più grande crisi mistica mai conosciuta, nei confronti di un mondo sempre incerto, dal piacere dell’attimo ben più soddisfacente di un ipotetico migliore futuro eterno. Durante gli studi di filosofia morale sono rimasto estremamente affascinato da Carlo Enzo, un conoscitore del midrash, uno strumento di lettura della Bibbia che tiene conto della terminologia usata dalla lingua ebraica nella stesura del grande testo. Enzo mi è stato utile per capire come tutto ciò che è indicato nella Bibbia non debba essere necessariamente recepito così come è scritto. Ha una sua validità se si considera, però, la condizione storica di riferimento. Ed allora appare tutto più chiaro, circa la creazione, firmamento, tenebre, il settimo giorno e l’albero della vita. Oltre ad aver studiato e riflettuto sul suo “Adamo dove sei?” Ho avuto anche l’opportunità di stringere la mano all’anziano scrittore ed unirmi all’entusiasmo di tutti gli attoniti ascoltatori del seminario universitario. Ma al di là dell’interpretazione secondo esegesi della Bibbia esiste un problema non secondario: la necessaria capacità critica che dovrebbe esistere in ognuno di noi. Purtroppo, per negligenza, non la sfruttiamo e desideriamo il più delle volte essere guidati; in altre parole abbiamo aperto consapevolmente le porte del Cristianesimo proprio per affrontare quella che appare il più grande mistero per l’uomo. La sua provenienza, la sua destinazione, qualcuno a cui credere. Ecco che l’interpretazione di Carlo Enzo mette una pietra nella falla della conoscenza e la sua interpretazione del Sacro Testo appare la più plausibile. Si potrebbe ampliare il concetto con la gnosologia, il demiurgo, il Dio buono da quello cattivo…ma il discorso è troppo ampio. Posso suggerire, qualora si volesse approfondire l’argomento, un bellissimo testo, di facile lettura e comprensione di Salvatore Natoli: progresso e catastrofe.
La ricerca di Dio quindi sta nel percorso che ogni individuo può - se vuole - fare nel cercare di trovare un canale di comunicazione con Dio.
Non esiste dunque una verità assoluta ma una verità relativa che si trova dentro di noi, nel nostro più profondo intimo, dove risiedono tutti i canoni della moralità, del buon senso e del senso di una vita da condurre in maniera ottimale, senza sacrificarla. Anche qui Kant insegna: la legge morale dentro di noi, il cielo stellato sopra di noi.
Ringraziamenti. Chi mi segue da tempo sa di quanto sia “affamato” da sani confronti epistolari da consumare con la dovuta riflessione. Se uso il mezzo multimediale è perché ne riconosco l’ottimale moderna modalità di comunicazione ma non si presta ad una lettura degna di meditazione: troppo veloce e con possibilità di distrarsi dal contesto di riferimento, salvo che stampare il contenuto della pagina web per leggerlo con la calma necessaria. Il mio amico Sandro, ritrovato dopo tanto tempo dai tempi dei banchi di scuola, mi ha fatto un dono (perché chi mette nelle mani altrui il proprio mondo interiore dona qualcosa di veramente prezioso): alcune sue riflessioni inviatemi via mail che ho letto con giusto interesse con la speranza di aver contraccambiato, nel mio piccolo, e contribuito ad arricchire la conoscenza condivisa, nel rispetto di quelle che mi sforzo di portare avanti come ideale modalità di comunicazione filosofica nel web.
Lo scritto in corsivo è di Sandro estratto dal documento dal titolo “Chi siamo? Dio Esiste?” visionabile qui. A Sandro il mio più sincero ringraziamento per lo spunto di riflessione ma anche per aver alimentato la fiammella, ormai quasi esigua, della sincera amicizia.



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