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La chiave dei ricordi (17-05-76)

antoniobellanca00it (17/04/2009 - 16:58)


Quale l’argomento di questo post? Un ricordo di infanzia, una musica o cos’altro? Un brano evoca un evento nel suo ripetersi a distanza di anni. Il brano, o meglio l’album in questione, ha come titolo proprio l’accesso allo scrigno dei ricordi per tramite delle canzoni: “songs in the key of life” di Stevie Wonder. Il disco, benché si intraveda appena, è proprio quello appoggiato alla sinistra del losco individuo che vedi nella foto. Il ragazzino è contento perché, in occasione del suo decimo compleanno, ha ricevuto oltre il Made in Japan dei Deep Purple, il lussuoso triplo disco del grande Wonder.
 
Cosa c’è di speciale in tutto questo? Il ragazzino è cresciuto (male, qualcuno oserà dire ^_*) ma il disco rimane sempre lo stesso e nel risentirlo, a distanza di 33 anni (tanti quanti sono i giri di un LP) riporta alla memoria quel caldo giorno di maggio per lui veramente memorabile. Il disco, dicevo, suona ancora; agli inizi con questo apparecchio (nella foto che vedi c’è sull’apparecchio proprio L’Extended Play dell’LP) oggi l’ascolto, invece,  con quest’altro. Mai sostituito con il fratellastro d’argento digitale è necessario che venga ascoltato ancor oggi, con tutti i suoi fruscii perché solo così è possibile evocare la magia della mia fanciullezza. 
 
Condividere ricordi ed emozioni, caro lettore, convieni che è molto, ma molto difficile per la soggettività dell’evento e del contesto cui si svolge per cui sono consapevole che non riuscirò a trasmetterti l’emozione che ho riprovato nel risentirlo, proprio stanotte, dopo tanto tempo di non ascolto. E’ della sana e buona black music, mai banale e scontata come erroneamente si potrebbe pensare ricordando gli ultimi prodotti più commerciali di Stevie. È un concept album di quelli che vanno ascoltati tutti d’un fiato, di seguito e senza interruzioni.
 
Un abbraccio per tutti, Antonello
 


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Lavori in corso

antoniobellanca00it (04/02/2009 - 20:17)


Carissimi, sono in fase di ristrutturazione tecnica e mentale; per adesso sto scrivendo qualcosa che tenterò di pubblicare.

Nel frattempo vi indirizzo ad un mio pensiero rimato.

Con affetto estremo, a presto, Antonello

Ri-trovando Caterina

antoniobellanca00it (10/10/2008 - 18:44)


La nuova era dei social network permette di ritrovarsi e di condividere oltre al mondo lavorativo, quello più difficile da divulgare: il proprio mondo interiore, la personale visione del mondo secondo un determinato linguaggio quale quello dell’arte. Non più, dunque, trovarsi ma RI-trovasi nella medesima forma ma con diversa sostanza.
 
I ricordi d’infanzia sono praticamente assenti, sono solo quelli fotografici o tramandati dai familiari, il primo ricordo netto e dettagliato di Caterina risale al 1976. Era l’anno in cui ho scoperto, grazie a lei e ai suoi amici speakers di una emittente catanese, la “radio libera”. Già, libertà di parola, di musica, di sigla…anche la sigla del programma era particolare: Braccio di ferro, Popeye! L’unica cosa che non poteva mancare in casa della mia giovane amica era il calore, non parlo solo di quello materiale distribuito da una grande e affascinante stufa a legna posta nel corridoio, parlo di quello umano, suo e di tutti i suoi familiari. Era il periodo natalizio e come tradizione si giocava e si mangiava, ininterrottamente. Nella sua casa tutto aveva un fascino particolare, persino il cane Ettore e i grossi salami appesi alle travi del solaio.
 
Il tempo e le vicissitudini personali e familiari determinano l’impoverirsi di ricordi e delle emozioni: il passato lascia il posto al più pressante presente e ciò che è stato è destinato a perire. La grande opportunità di riscatto, della nuova era dei social network, è proprio questa quella di ritrovarsi per fa RI-nascere i ricordi, ritrovarsi anche fra vecchi amici e familiari.
 
La tremenda ragazzina, dai grandi occhi, che si divertiva a spaventarmi, nascondendosi ad ogni angolo della casa, oggi è una brava attrice, presentatrice, aiuto regista e autrice di belle poesie. Nei suoi occhi, ancora, lo stesso sorriso e candore dell’adolescenza, proprio come dovrebbe essere presente in tutti noi ad eterna garanzia di sopravvivenza del nostro animo più nobile: quello dell’eterno fanciullo.
 
Puoi vedere il suo showreel su youtube, cliccando qui.
oppure
qualora non siate ancora amici, visualizzare il suo blog cliccando qui
 
 
Ben RI-trovata, Caterina ^_*
 
 

Festival della mente

antoniobellanca00it (01/09/2008 - 20:49)


Il festival della mente, evento culturale a Sarzana, è alla sua quinta edizione. 49 eventi culturali in tre giorni dal mattino sino alla sera. Riporto uno degli eventi, il più caro, per motivi affettivi e di sentito ringraziamento.
 
L’intervento di Salvatore Natoli , previsto nel “raccolto” chiostro San Francesco, è stato  spostato nel più ampio tendone sito nella centralissima piazza Matteotti. Il tendone è pieno e i biglietti sono stati venduti sino all’inizio della conferenza.
 
Se amo la filosofia è grazie al prof. Natoli, che con la sua dialettica mi ha introdotto, ai tempi dell’università, in quel mondo a me sconosciuto che sarebbe poi stata la mia scelta di vita. Con lui ho seguito il corso universitario sulla filosofia teoretica e sulla seconda inattuale di Nietzsche. La prima materia coronata da un bel 28; ancora oggi conservo il sapore delle lacrime di gioia.
 
Ecco in estrema sintesi il pensiero del professore sulla virtù.
 
Cosa significa vivere secondo virtù? Per capire il concetto bisogna partire argomentando l’idea di vita e morte. I greci utilizzavano due sostantivi per indicare la vita: ZOE è la vita che non ha mai termine e che si succede continuamente e BIOS intesa come vita o forma definita che nasce e si dissolve. La vita, come la intendiamo noi, quella umana, è data in prestito. Viverla alla massima espressione è etico. L’uomo deve inventarsi la vita per vivere secondo libertà in un processo di interscambio, di osmosi, con l’ambiente. Esiste, poi, un’altra idea di vita. La nuda vita, quella cioè esposta ad un potere che farà di essa quello che vuole. La nudità sottintende “nessun potere di reazione”. E’ una vita esposta, fragile. La dinamica della vita, la nostra, il bios, viene guidata dal carattere che rappresenta la parte stabile del mutamento. Il carattere può cambiare ma non potrà distruggere la vita intesa nel senso più ampio. All’uomo spetta il compito di modellare la propria vita secondo etica e virtù per poi restituirla pienamente vissuta.
 

Tempo di addizioni e sottrazioni

antoniobellanca00it (04/08/2008 - 19:58)


Le consuete ferie salentine stanno ormai finendo; quali propositi porre per un buon rientro? Quali sottrazioni operare invece? Il periodo estivo rappresenta, almeno per il sottoscritto, il momento ideale per riflettere su ciò che si è lasciato e su tutto ciò che si vorrebbe trovare, attuare...sperare. Pianificare, benchè spesso impossibile, forse è bene neanche farlo...molti si lasciano trasportare dal vivere quotidiano.

Si accettano consigli, varie ed eventuali

1/5/2008

antoniobellanca00it (04/05/2008 - 20:51)


Non molto distante da Milano c’è un borgo medioevale,
dove è possibile sperimentare la totale immersione virtuale
senza ricorrere a nessun strumento multimediale.
 
La gita fuoriporta, si è rivelata, dunque, necessaria per depurarsi non solo dalle tossine velenose di cui è intriso il nostro organismo ma anche per ricordare che tutto ciò che ruota nel mondo virtuale della rete è sì meraviglioso ma pur sempre finto per quanto esso si manifesti come trasparente.
 
Il posto è questo

E tu, ricordi la compilation che fu?

antoniobellanca00it (27/04/2008 - 16:04)


Perché un uomo regala una compilation ad una donna? Sarebbe meglio dire, forse, regalava, poiché oggi questa deliziosa attività non  sembra più praticata. L’accessibilità odierna alle canzoni, dai più svariati canali, fa si che le compilation non sono più un’arma di seduzione bensì un modo per alimentare la triste solitudine della gioventù d’oggi: il termine compilation ha lasciato il posto al più moderno “playlist” sottintendendo una miscela di brani non necessariamente da condividere o da regalare. Anni fa, dicevo, la “cassetta” era un mezzo di seduzione, studiato, dove la necessaria ponderazione dei brani scelti poteva determinare il buon esito di un momento, per lo più, romantico. TU, donna, ti sei mai chiesta il valore della cassetta (o del cd) che il tuo (futuro) uomo ti stava per donare? Al di là del valore intrinseco, poco più di un euro, e del tempo speso per produrla, ti sei mai posta la domanda di quali sentimenti possano nascondere quella determinata sequenza di brani? Concordo sul valore dei tradizionali, canonici e necessari, pegni d’amore: il mazzo di fiori, l’anello e quant’altro. In tal contesto la compilation, però, rischia di passare inosservata, inutile, frettolosamente consumata, non capita. Eppure il suo valore è alto; relazioni sull’orlo del fallimento potrebbero essere ripresi in extremis ripercorrendo le tappe iniziali del fuoco amoroso ascoltando il susseguirsi dei brani che già una volta ha alimentato passioni e desideri inconfessabili, meglio se con il supporto, ormai invecchiato, originale del tempo. Il supporto, ahimè, spesso, si trova relegato in cantina fra le cose inutili…però donna provo a darti un consiglio. La compilation è così importante per un uomo che spesso ne esiste un’altra copia, salvata dall’oblìo, gelosamente conservata in un cassetto, inumidita da alcune lacrime nostalgiche.
 
Io, adesso, in nome del necessario puer aeternus che non deve morire, nel rispetto delle nuove tecnologie, volgo alla definizione di una nuova playlist, il cui ascolto solitario, timido e fugace, veicola nuovi sogni di un Peter che sogna l’isola che (purtroppo) non c’è.
 
Per una migliore comprensione del testo può essere utile cliccare qui e poi se sei ancora interessato, anche qui.

La tua guerra è finita, vecchio soldato: ancora un post sulla Milano che cerco.

antoniobellanca00it (27/01/2008 - 20:22)


Il titolo del presente post è tratto da un album del Banco, quello con in copertina il salvadanio, gioia e delizia dei collezionisti del vinile. Ma non è un post, caro Lettore, sul collezionismo, anzi tratta l'argomento tangenzialmente. Il collezionismo presuppone una attività di ricerca, di studio anteriore, affanno. Io, ancora, cerco tra le righe ricordi fra coloro che hanno vissuto nella Milano laboriosa degli anni '70.  Spiragli di luce ormai ridotti a ri-letture di Carlo Castellaneta e pochi altri. Pochi, ormai, i racconti diretti da viva voce milanese: la natura sterminatrice fa il suo corso di selezione, appunto, naturale. In una domenica quasi oziosa rinasce questa (insana?) voglia in me e riscopro, con immensa sorpresa quasi commossa, video e immagini di quella che è stata la Milano pre-da-bere in una sequenza di filmati depoca tratti da rubriche e telegiornali con Luciano Bianciardi in primo piano, diretto presentatore del suo libro "la vita agra". Posso suggerirti, caro Lettore, di fare un excursus in quel non luogo? Che tu non sia Milanese poco importa e scusante non è: non lo sono anch'io. Ma non puoi esimerti dal riflettere sul cambiamento della società e da un'unica costante: il fervido desiderio donchisciottesco di opporsi a certe imposizioni dalle quali, spesso inutilmente, cerchiamo di sfuggire. Che dire ulteriormente? Se fosse ancora vivo Luciano probabilmente lo abbraccerei, così desideroso di condividere e di approfondire alcune idee comuni, idee (e mi chiedo se lui lo avesse mai pensato) che si perpetuano nel tempo, inalterate, a garanzia della validità di ora, come allora.

Qui i video su Milano vista da Bianciardi

Aggiornamento del 31/01/2008

Stavolta non mi sono affannato alla ricerca di ricordi, senzazioni, stupore. Anzi meraviglia nel riscoprire quanto ancora le parole del Bianciardi siano attuali a distanza di trent'anni e più dalla sua scomparsa. Parole scritte dalla penna di Antonio D'Orrico sulle pagine di Cultura del Corriere della sera odierno: non è solo un articolo sulla Milano pre-da-bere, ma sull'intera società, sulla realtà delle naturali aspirazioni dell'uomo comune che sogna un qualcosa (perchè sognare è pure un diritto ma anche un dovere per poter attivare barriere difensive alla quotidianità) che difficilmente riuscirà ad ottenere (altrimenti che sogno è?) , salvo legittimare quindici minuti, che dovrebbero essere distributi a tutti, di notorietà, possibilmente gratificanti e scritti nella storia, avverso, dunque, al concetto "basti che si parli".

Saluti, Anto.

 

11-1-2008

antoniobellanca00it (16/01/2008 - 20:19)


Ci sono due modi per amare una persona. Dovere o obbligo, consuetudine, bene superfluo e scontato fanno capo ad uno dei due modi. Si vuole bene ad una persona perché si deve fare così e in questo caso ritengo non si possa parlare di bene ma di rispetto. Non è qualcosa di sentito bensì imposto; è un atteggiamento futile contagiato dalla superficialità e dall’equilibro precario. Per questo motivo non chiamerò suocera colei che ha subito la dipartita dalla vita.
 
 
Mani giunte, quiete di un rosario non più sgranato,
ali tarpate di una farfalla intrisa di vitale energia.
Buio e freddo l’angusto atrio
dell’immenso eden così tanto sospirato, desiderato, meritato.
Sono tanti i bei ricordi, così come le perse occasioni
per benedire sincera gratitudine,
per il coraggio profuso per tutti.
Nessuno escluso.
(Antonello)
 
 
 
Teresa se ne andata così, ad 8 mesi di distanza dal mio caro padre (qui puoi leggere il mio ricordo), con le medesime modalità, segnando la sua estrema partenza dallo stesso luogo: un celeste ospedale, dal caldo pavimento ovattato, mitiga segni di vita che dal sito adiacente si appresta a lasciare sconforto per chi rimane benché l’ultimo passo è relegata alla speranza.
 
E la vita continua….
 
Desidero riportare il commovente commiato solennemente declamato da mio cognato Salvatore durante la celebrazione funebre gremita da quasi tutto il paese a ricordo della nostra cara mamma Teresa:
 
La corsa della tua vita volgeva, improvvisamente, al termine, con poche speranze.
Il cuore non reggeva più all’intenso ed infinito amore che nutrivi per la tua famiglia, per i tuoi amatissimi nipoti e per tutti gli altri.
Non c’era più tempo e spazio per la tua grande generosità , per le preghiere, per la lettura del Vangelo, per le messe, per i rosari cui hai dedicato gran parte della vita.
Non c’era più tempo per quella tua straordinaria ed unica virtù di fare propri i problemi degli altri, di capirli e di risolverli.
Non c’era più tempo per quel tuo sorriso che rendeva felici le persone che ti stavano accanto: sempre!
Ma noi non potevamo permetterci di perdere siffatto patrimonio di ricchezza ed abbiamo provato ad allungarti la vita.
E’ andata male.
Cara mamma, l’unica spiegazione che riesco a darmi a distanza di tanti giorni è che il Signore, che amavi tanto, aveva già tracciato per te il percorso del Paradiso e tu non volevi mancare a questo straordinario appuntamento.
E lì nel Paradiso che ti immagino da qualche giorno, con gli occhiali, con il Vangelo e con accanto il tuo immancabile rosario, recitando preghiere per tutti noi.
E lì nel Paradiso speriamo che un giorno di riabbracciarci tutti insieme.
Voglio dedicarti la stessa frase che S.Agostino dedicò a sua madre:
 
Signore non ti dico perché me l’hai tolta
Ma ti ringrazio per tutto il tempo che me l’hai data.
Salvatore De Paola


 

Tag: Teresa,mamma

Per non dimenticare la strada che hai percorso...

antoniobellanca00it (22/12/2007 - 19:14)


Quella che vedi nella mia mano è una bellissima penna stilografica, regalo per un grande e importante evento che mi ha visto protagonista la settimana scorsa, precisamente il 12 Dicembre. Per l'occasione desideravo indossare l'orologio del mio caro padre, fermo da molti mesi, custodito in un cassetto. Stupore e meraviglia quando ho scoperto che l'orologio, immobile e privo di carica, segnava proprio il giorno 12. Alle dodici in punto si è svolto l'evento. Mi piace pensare (e nascondere alla razionale evidenza) che questa non sia una semplice coincidenza, bensì come un segno metafisico che desidera essere colto così com'è senza forzati perchè.

Il regalo, dicevo, è una penna. Benchè ancora senza inchiostro scrive anzitempo (e scolpisce) a perenne memoria, l'indispensabile consiglio: "qualora tu un giorno, con questa penna dovessi firmare importanti documenti, ricordati da dove vieni e chi eri; sopratutto non dimenticare chi ti sta (e stava) accanto". Parole scontate, è vero, ma che nella consuetudine dei comportamenti umani trovano concretezza nel limbo del dimenticatoio, delle parole che subentrano preponderanti nella coscienza umana con estrema facilita, la stessa con la quale si riesce a trovare una banalissima giustificazione per sorvolare e non ricordare. Con questa prestigiosa penna desidero ringraziare tutte le persone coinvolte e che hanno collaborato alla realizzazione del mio progetto non una volta, ma sempre e costantemente; una sorta di esercizio, scadenzato e indispensabile, per non dimenticare.