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Categorie Parliamo di libri

Ciao Maschio

antoniobellanca00it (18/11/2009 - 20:42)


Una volta che eri mio
non potevo più tollerarti
una volta in cui eri mio
non ho potuto che abbattere
la solidarietà che tanto
ci aveva uniti
.
(V. Parrella, Ciao Maschio, Bompiani
ISBN 978-88-452-6390-3)

 

 

"Versi scritti con tono altissimo". Così inizia l'intervista di Lella Costa all'autrice. Nella breve scrittura di Valeria Parrella un dialogo, sincopato, asciutto, diretto sulla dinamica esistente fra uomo e donna, come possibili innamorati; lei che accetta e condivide il mondo di lui, prima del legame sentimentale come potenzialità e come credenziali del maschio che sta per amare e che dopo, inevitabilmente, si depaupera nella più  totale indifferenza. E non è una condizione relativa ad uno specifico legame è proprio una lucido (e da me condiviso) stato verso tutto il genere maschile.

Un romanzo di storie

antoniobellanca00it (11/10/2009 - 13:09)


Romanzo di storie. Già nel sottotitolo si percepisce l’intento narrativo dell’autrice. Continuità. Continuità narrativa di singole storie che non appaiono isolate ed a sé stanti. Sembra proprio di leggere un romanzo anzi, di ascoltarlo dalla viva voce di Anna. Continuità anche come giusta alternativa ad un termine eccessivamente abusato nell'inapplicabilità: integrazione. 
 
Un continuum di vita (al singolare: “la vita”), senza distinzione di genere e razza. Un romanzo di storie da amare perché nell’apparente brevità nasconde in sé, pagina dopo pagina, tutto un senso da scoprire ed assaporare lentamente; nostalgia, ricordi, sensazioni alla ricerca del proprio essere in una Milano che nostalgicamente si cerca disperatamente di far sopravvivere. Storie di uomini, di nebbie, di ricordi familiari, in un orgoglioso grido per una città che non è mai come quella del giorno prima e, nel suo rapido cambiamento, si auspica rinnovarsi insieme ai suoi nuovi abitanti. Complimenti Anna, per questa grande opportunità di lustrare le  lenti opacizzate dalle cataratte del pregiudizio. Una nuova visione!
 
 
Anna Lamberti-Bocconi: Rumeni, 2009, Stampa alternativa

James & Franz

antoniobellanca00it (15/05/2009 - 21:25)


 
E’ forse necessario rivolgersi ad un maestro,
lasciarsi sedurre e affidarsi,
immergendosi profondamente nelle maglie della sua lezione
(P. Mottana)
 
James e Franz, sembra quasi una parodia del celebre film di Truffaut solo che qui i due amici non si conoscono (almeno personalmente) e non c’è una donna da contendere; ci sono io con il mio passato e i miei sentimenti interiori. Inizio a raccontare, chiedendo perdono per l’eccessivo dettaglio al limite delle prolissità, ma assolutamente necessario per rendere merito a due persone che inconsapevolmente mi han permesso di scendere nel baratro senza farmi del male.
 
Ripercorro ricordi di una grande aula  gremita da centinaia di studenti apparentemente interessati alla lezione; l’argomento non è di facile impatto: Hillman e Jung. Mi rendo conto di rimanere, comunque, affascinato dal modo con cui il docente porta avanti la lezione: capirò con il tempo che quel modo lento e baritonale di parlare e di seguire fantasmagoriche figure nell’aria è una delle caratteristiche del “fare anima” . Impregnato dal giudizio affrettato deduco che i miei giovani colleghi sono interessati più alla figura dell’oratore: barba  incolta, capelli lunghi, abbigliamento stile anni ’70. E sì, sicuramente sarà così! Della lezione nulla importa: “è proprio un bell’uomo” echeggia nell’aula da stormi di giovanissime donne.
 
Fastidio, a livello di pelle, incapacità di capire il perché di questa strana sensazione attribuita per lo più al contenuto trasmesso: sono favole per adulti mai cresciuti, sentenzio. È facile parlare di Puer aeternus e di Daimon;  fare anima. Come si fa a fare anima? La magra consolazione di attribuire un valore positivo alla depressione  non mi convince come mi risulta totalmente poco accordata la nota di ricercare nella propria angosciosa discesa esistenziale un motivo per andare alla ricerca del sé: il depresso non ha né orecchie ne occhi, non servirebbero a nulla: è tutto buio. E poi, è facile dire ad un anziano che languidamente pensa, con gli occhi intrisi di “amara nostalgia”, di sforzarsi a guardare avanti, che il corpo muta aspetto ma non la sostanza in un tempo che non ci sarà più. Depressione.  Nel corso della mia apatica esistenza ho avuto modo di scontrarmi spesso con questa feroce bestia: niente e nessuno ti può capire; la più alta presunzione che il male sia solo il tuo e di nessun altro fa scattare un perverso meccanismo di rigetto, violentemente manifestato a volte anche nei confronti delle persone più care.
 
Le lezioni, regolarmente seguite per puro fine di portare a termine l’esame, hanno termine; percezione di angoscia, quella del distacco e della perdita. Ritengo sia dovuta ai bei momenti passati in aula e allo spirito goliardico con i più giovani ragazzi; si cambia pagina, altra materia, altro esame: perpetuo il mio inganno e mi auto convinco che deve essere, per forza, così. Ma le parole sono lì, mi attendono al varco di un libro sottolineato di un acceso arancione, violentato da mille righe di una spessa grafite. L’esame, si sa è sempre antipatico, e si vuole terminare le centinaia di pagine al più presto di quello, che poi, è uno dei cinque libri da studiare. Odio per la materia, per il professore, per il libro che riceve le più atroci violenze tracciate da gesti maniacali per note a margine, ma compulsivi e confusi. La lettura dei testi scorre fluidamente e mi rendo conto che la mancata difficoltà, per quella che è il primo passo di un percorso universitario, risulta facile ed immeditata: i concetti sono già assimilati, l’esame coronato felicemente da una sorta di inquisizione protratta nel tempo. “Lei ha sostenuto un esame con l’anima;lei ha fatto anima” dirà il docente segnando il massimo dei voti.
 
Scetticismo allo stato puro, per delle parole che ormai rimangono impresse indelebilmente nella mia vita, dall’assoluta inutilità pratica sino quel momento, adatte solo a fare colpo sull’ingenuità altrui anche come subdola arma seduttiva del concetto, impropriamente adattato, dell’ “Elaborazione erotica del pensiero” di Hillman.
 
James avrebbe dovuto portarmi a riflettere sulla mancanza di fondamento della depressione spesso attribuita ad una deficienza nei confronti di qualcosa o di qualcuno mentre la stessa visione, in forma speculare, può essere intesa come una fortuna per non essere incappato (grazie proprio alla guida del proprio daimon) nei mille pericoli che il destino elargisce, in maniera assolutamente imprevedibile, nella nostra vita. E’ il tipico consiglio da manualetto di pronta consultazione dal titolo “come vivere meglio in sole ventiquattro ore”.
 
Io ti prenderò per i collo, ti metterò la testa sotto;
voglio che tu veda la terra che calpesti,
voglio che tu senta che sto parlando anche di te,
perché un padre lo hai avuto anche tu
(F. Krauspenhaar: Era mio padre, Fazi ed. 2008, p.38)
 
Sino ad allora non avevo alcuna difficoltà a guardare le ingiallite fotografie di famiglia, né dei felici e spensierati ricordi dei momenti passati insieme; forse le fotografie non l’ho neanche mai viste con la dovuta obiettività: la realtà era presente ed estesa, nel mio illusorio pensiero, all’infinito. Non ho mai chiesto scusa e ritardavo quell’abbraccio, un solo abbraccio, proprio perché nella mente alienata dal tempo e dallo spazio, non sarebbe mancata l’occasione. E’ stato improvviso e dolorosissimo; da quel momento in avanti non ci sarebbe stata alcuna possibilità di riscatto e le grida e i pianti sarebbero state, ormai, inascoltate. La depressione ti aspetta pazientemente al varco e allo stesso tempo, paradossalmente, allontana chi ti sta vicino, proprio nel delicato momento in cui desidereresti più affetto e comprensione. Non accetti gratuite frasi scontate da filosofia spicciola: “E’ la vita”! L’indole tranquilla viene spodestata da un atroce sentimento di ira e violenza inaspettata, nei confronti di chi non riesce a comprendere il tuo disagio.
 
Parole non dette, abbracci ritardati e spesso mai dati, fanno parte di un conflitto generazionale che rientra nella normalità (lo capirò più tardi) e l’ingenue frasi delle consuete e fastidiose catene epistolari telematiche che esortano a non rimandare a domani ciò che potresti fare oggi, nei confronti del prossimo e di chi sta vicino, ha un proprio  fondamento. E’ una ruota che gira: padre genericamente inteso è un concetto; ”mio padre”, un altro! La parola “mio padre” contiene in sé un bagaglio emozionale che non sempre (quasi mai) si interfaccia con quello degli altri. Ho fatto fatica a capirlo, l’ho compreso, da solo in meditativa lettura di un’esperienza quasi analoga di un personaggio che, per mia fortuna, vive una propria visione romantica della vita mediante i ricordi di persone e cose importanti del proprio vissuto.
 
Il carattere di nostro padre continua a dispiegarsi
e noi continuiamo ad imparare ancora cose su di lui.
Guardate da vicino le immagini rivelano sempre nuove cose
correggendo il necrologio, sfumando le impressioni,
insegnando ancora qualcosa
(J.Hillman la forza del carattere, Adelphi, 2000, p.221)
 
Le foto, adesso, riesco a vederle con le adeguate lenti anamorfiche sempre le stesse ma ogni volta diverse per quanti messaggi riescono a veicolare, da un’espressione del viso, da un contesto fotografico distrattamente mai visto. Non sono più chiuse in un cassetto: lo scrigno è aperto e condiviso in un mondo dalle mille facce virtuali e dai sentimenti concreti. Non li conosco ma li sento, vicino.
Discendo e rinasco.
 
 
 
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Le parole del buio

antoniobellanca00it (24/10/2008 - 19:17)


Uno dei meriti del blog è anche quello di far conoscere libri non noti ed eccellenti scrittori. L’ultimo di questi libri, da me letto, è “L’ombra del buio”, scritto da MariaGiovanna Luini (Edizioni Creativa). Può una donna forte di carattere, affermata professionalmente, cadere nel baratro della depressione per amore? E soprattutto è possibile uscirne fuori grazie all’appoggio di un'amicizia magari avendo l’opportunità di incontrare un altro uomo? Le condizioni di percezione del mondo, agli occhi del depresso, cambiano, tutto appare inutile e vuoto, privo di spessore e significato come l’aiuto profuso di chi tende la mano, anche se si tratta di un uomo incontrato in aereo dai modi estremamente affascinanti. E’ un libro sulla sottilissima dinamica psicologica che ruota in ogni amore sofferto, dedicato a uomini e donne per riflettere su quanto sia facile cadere nel baratro dell’idea irrazionale dell’eterno amore senza aver adeguatamente messo in conto la clausola di salvaguardia del proprio IO e della propria dignità. Consigliato caldamente.
 
Mariagiovanna Luini ha presentato il suo libro in un video su You tube. Su MySpace è raggiungibile il suo profilo. All’autrice il mio più profondo ringraziamento per aver concesso la presente recensione.
 
 

Amare, null'altro (L.Pinto)

antoniobellanca00it (01/10/2008 - 19:27)

Immagine per gentile concessione di L.Pinto

 

Esiste un legame tra poesia e filosofia pratica? Ritengo di sì e in questa sede propongo la mia idea. Leggere una poesia non è come leggere un testo qualsiasi: non si può sorvolare dei passi e saltare delle pagine. Non è possibile leggere una poesia senza la dovuta calma pena la perdita del significato; necessita, infatti, una buona predisposizione e del tempo da dedicare affinchè i versi vengano interiorizzati per risuonare dentro di sé. Certo, caro lettore, puoi dire che in un epoca dettata dal “tutto e subito” perdere del tempo per leggere poesie risulta faticoso e assolutamente inutile. Non è così: la poesia ripaga il tempo speso, ti pone in un atteggiamento riflessivo e meditativo, ti inebria di sensazioni armoniche proprio come la struggente melodia di un violino che attraversa i tuoi sensi per risuonare nel tuo corpo. Accade così per le stupende poesie di Lucia Pinto, una blogger che ha avuto il coraggio di affidare i suoi versi al mondo della blogsfera.
 
Desidero commentare, in questo post, una delle poesie di Lucia: “fatti albero”, con il vivo desiderio di condividere le emozioni da me provate. Leggendo i versi ho avuto la sensazione, come in un rallenty o fermo immagine cinematografico, dell’intenzione dell’autrice di voler immortalare in un istante, quello che potrebbe essere il più frenetico dei movimenti, come in un travolgente amore passionale. Ma è, anche, un inno all’amore sussurrato, il cui segreto è da custodire gelosamente.
 
Il desiderio affinchè l’amato diventi un albero è proprio questo; la relativa immobilità di un sentimento che conservi dentro di sé la robustezza e la longevità ma anche il dolce e naturale movimento, del sentimento amore, senza il quale qualsiasi legame sarebbe destinato a perire.
 
Caro lettore quanto da me commentato non potrà mai, comunque, trasmettere l’emozione della lettura della poesia e a tal fine rilascio il link dove potrai addirittura ascoltare “fatti albero” magistralmente recitata dalla stessa Lucia.
 
Leggi e ascolta “fatti albero”
 
 
Ringraziamenti
Grazie Lucia per i bellissimi versi che mi regali e grazie, ancora, per avermi dato il piacere di ospitare nel mio modesto spazio una delle tue poesie.

L'ombra del vento

antoniobellanca00it (30/07/2008 - 09:37)

Bisogna avere una buona predisposizione ad affrontare un viaggio letterario dove si parla di vecchi libri consumati dalla saggezza e di cose impreziosite sol perchè sono appartenute a qualcuno. E' proprio questo il mistero delle cose, vivere eterne, di mano in mano, nella speranza che chi li possiede non solo ne comprenda il valore ma anche sia invogliato dalla curiosità di conoscere la storia dei suoi possessori.

Leggi la mia recensione su bol.it

La brevità di un amore eterno: "l'amore necessario"

antoniobellanca00it (14/05/2008 - 11:39)

“sono una donna che scrive in un aeroporto [..]
l’uomo guarda,
come sempre gli uomini guardano
il volto delle donne”.
(N. Fusini “l’amore necessario”, Mondadori, 2008, p.9)
 
Una donna che ripercorre la vicenda del proprio amore, ricordando, scrivendo. L’immagine di un ricordo che si scontra con la realtà e il quotidiano. Sguardi furtivi maschili, sottintendono, ancora, interesse, malizia, seduzione. Ma il presente, passa indifferente di fronte al voler, al dover ricordare…come quando lui chiese…
 
-    “se tu mi chiedessi di restare, resterei”.
-   “Per sempre?”
-   “No, non per sempre, non te lo posso promettere”
-   “Credi all’amore?”
 
L’eterno dilemma se l’amore possa essere considerato eterno oppure se l’eternità sia assolutamente relativa; brevi attimi di amore intenso, a torto giudicati fugaci ed effimeri, possono essere considerati, come infiniti? Soggettivamente ritengo di sì, l’amore è ricordo di sensazioni, profumi, immagini, attimi donati alla passione che rimangono fissati nel tempo, appunto eterni. L’amore dei genitori, continua nel racconto, ne è la conferma. E’ difficile, dopo aver letto il libro, che legittima e avvalora quello che è stato il mio più intimo segreto riflessivo, considerare concluso un sentimento amoroso se esiste ancora in bocca il languido gusto delle sensazioni.
 
l’amore di una donna può essere vigile, esigente, severo, protettivo, materno, può far nascere un uomo, ma non può salvarlo”.
 
Mi conforta sapere che l’aspetto materno venga riconosciuto proprio da una donna. L’esigenza maschile di sapere che esiste un morbido cuscino su cui fantasticare ma anche crescere, come opportunità offerta…beh! è un grande pensiero e riconoscimento per il “presunto” sesso forte. A nome di tutto il genere maschile un grazie di cuore a Nadia.
 
In sintesi il consiglio (doveroso scriverlo in grassetto) dell’autrice è proprio questo. Non basta amare per sempre (proprio perché sempre è un concetto assolutamente relativo spesso connesso ad eventi contingenti e spiacevoli) ma necessita saper amare…e bene.
 
Per varie ed eventuali, clicca qui 
 

lasciarsi sedurre...

antoniobellanca00it (25/03/2008 - 22:47)


Da un libro, da una musica….
 
 
Freddo nelle ossa, così profondamente penetrato che è difficile espellerlo. Sul piatto, al mio rientro milanese, ha già girato l’anscenseur pur l’èchafaud di Davis e adesso la quarta di Brahms. L’inevitabile indecisione di quale versione utilizzare, per chi malato come me possiede tutte le possibili alternative, cade sulla NBC orchestra diretta da Toscanini. Incisione del 1954, è vero, ma l’arte, come sostengo, non scade come lo yogurt.
 
Allontanamento voluto dallo strumento mi porta a riflettere sull’effettiva utilità, quasi costrizione, di restare qui; a che pro. Il confronto in questi casi è d’obbligo e, presa coscienza della normalità della cosa, ritorno a dichiararmi e riflettere. In questo momento, durante la fine del primo movimento impetuoso del maestro, penso alle seduzioni dell'inverno e di quanto possa fare bene leggere storie d’amore così belle. Lunga vita ai sogni, un plauso alla maestria della scrittura magica, a chi, donna, pensa come un uomo. 

Se sai prendere bene un riccio, puoi stare tranquillo. Non ti pungi.

antoniobellanca00it (03/03/2008 - 20:25)


Più volte l’ho visto e letto l’incipt e sistematicamente riposto. Poco pubblicizzato, niente grida altisonanti di cartelli colorati alle porte delle rivendite. Mi accorgo, con l’occasione, di essere ancora compromesso del senso comune e delle apparenze.
Leggo che la sua fama è legata al passa parola e in questa veste mi è stato offerto:
- “leggilo, a te che piace la filosofia ti sarà gradito”.
A dire il vero di filosofia teorica c’è né ben poca soffermandosi su un tema di ordine filosofico: la fenomenologia! Tutto ciò che appare è (o dovrebbe essere). In tal caso non si lascia scampo alla metafisica è vero, ma bisogna tenere conto dei mille volti umani e di tutte le maschere necessarie per nascondersi, appunto, come un riccio. Se lo tocchi ti pungi ma se possiedi la capacità di leggere l’anima….
Dedicato a chi coltiva la propria interiorità e si sforza di comprendere quella altrui; è vero che c’è tutto un mondo fuori, ma anche dentro di noi. E’ solo una questione di punti di vista.
Per saperne di più leggi qui, dove ho postato un commento.
Spinosamente virtuale, vostro Antonello