L'era virtuale ha decretato la morte dell'interiorità
antoniobellanca00it (25/08/2008 - 19:45)
Lo spazio virtuale,
espressione di pensiero libero e indipendente,
nasconde nella propria essenza il maggiore inganno.
Libertà di accesso e di non discriminazione
è l’anticamera del pensiero volatile.
(Antonello)
Quando ancora non esisteva l’era della conoscenza condivisa (la seconda epoca del virtuale), la sensibilità interiore godeva, ritengo, di più prestigio ed autorevolezza benché quella di molti e meno conosciuti, destinata a rimanere nel cassetto spesso per molto tempo. La notevole accessibilità dello spazio virtuale da parte di chiunque ha prodotto un effetto prevedibile ma contrario. Come quando, nel consumismo più sfrenato si cerca di acquistare, per indossare e farsi vedere e nella moltitudine, divenendo poi tutti uguali si ritorna ad una condizione di assoluta trasparenza, così nell’era virtuale dove tutti scrivono (legittimo, per carità) e nessuno legge; questo perché tutti impegnati a far sentire la propria voce tale da non avere il tempo di ascoltare quella altrui, questo perché si ha la presunzione, dato il mezzo tecnologico immediato e trasparente, di pensare che il proprio pensiero sia più autorevole più di quello d’altri. E qui il paradosso: uomo sei desideroso di dire la tua e ti lamenti che nessuno ti ascolta? Ecco che ti viene data la possibilità così sei soddisfatto, non ti lamenti più e scrivi…con lo scrivere impegni la tua testa e i pensieri con l’illusione che finalmente qualcuno possa sentire la tua voce. Ma è solo un illusione! Auspico il ritorno al silenzio come fonte ispiratrice di pensieri più nobili e profondi, che nel correre il rischio di rimanere intrappolati dentro di noi, trasmettano segnali non verbali all’esterno alla ricerca dei propri simili.
In parole povere, su quanto l'uomo sia oppresso dalla tecnica puoi vedere qui alla pagina "sulla tecnologia"





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