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Pessimismo od obiettività?

antoniobellanca00it (07/10/2008 - 19:24)


Ipotesi
 
Rifletto su: “l’accoglienza che chiede non più il riconoscimento ma il superamento da sé”.
Il presente del verbo “dare” e sempre subordinato al futuro del “ricevere”? Quale il limite del sincero altruismo e amore se nell’offerta del “dare” anteponiamo il piacere personale di ricevere anche un semplice grazie?
L’offerta dovrebbe essere un dono..con “vuoto a perdere”…purtroppo non è sempre così….
 
Tesi
 
L’uomo buono per natura non esiste,
esiste l’uomo che ha saputo dosare
la giusta quantità di cattiveria ed ipocrisia.
(Antonello)
 
Due correnti filosofiche, due pensieri. Il mio caro Kant sostiene che l’uomo possiede una morale interna e che se ne è consapevole ne può fare uso. Schopenhauer sostiene che tutta l’umanità è nata selvaggia. Il mio pensiero: l’uomo è nato selvaggio e animale e ancorchè non civilizzato uccideva e mangiava i propri simili legittimando questo comportamento per la giusta sopravvivenza. Un comportamento simile, negli animali, non è deprecabile; è naturale. L’uomo ha ricevuto diverse guide che lo hanno portato all’attuale stato di civilizzazione. Il Cristianesimo ha avuto una parte fondamentale in questo processo. Ma tutti i comportamenti archetipici, tutto ciò che è stato naturale nella nostra origine, siamo sicuri che nel processo di civilizzazione sono stati dissolti? Non si uccide e non si ruba perché sappiamo che non si fa e così è scongiurato l’atto, ma l’intenzione? Ricordo che laddove esiste l’intenzione non esiste morale, secondo Kant. Nei pensieri dell’uomo (ancor di più nel pensiero dell’uomo di oggi represso e oppresso) l’idea di cattiveria e malvagità, in un mondo che comunque veicola messaggi sublimali negativi, siamo certi che non esista più? Ne dubito. E questo per i casi estremi, caro lettore. Ma nella spicciola quotidianità la cattiveria dell’uomo è ancora più subdola a mio modo di vedere. Quanti di noi son capaci di sostenere che le proprie azioni sono svincolate, assolutamente, da qualsiasi fine? Se desideriamo stringere rapporti con qualcuno, facendolo diventare un (presunto) amico è perché è affine a noi oppure perché può donare, in termini di prestigio e conoscenza, qualcosa a noi. Quindi l’attenzione a chi è rivolta? Sempre a noi, al nostro proprio interesse, ovvero intenzionalità che esclude la morale. Come quando si trova un portafoglio per terra e sappiamo di chi è…lo si può spedire (intonso, spero!) all’interessato oppure lo si porta di persona. E’ più probabile che l’uomo scelga la seconda soluzione, magari non per un discorso di ricompensa…(in tal caso colui che ha trovato il portafoglio provvede ad alleggerirlo prima) bensì per il riconoscimento personale. Anche qui intenzionalità. Insomma, caro lettore, la cattiveria è dentro di noi e la morale kantiana funziona nella misura in cui riesce non a sopprimere tale comportamento, bensì a limitarlo, tale che l’uomo possa pensare al bene altrui soprattutto e facendo mente libera sul proprio comportamento per limitare i propri vantaggi. Già è molto se nel comportamento si riesce ad attuare unariflessione del genere…poi per il resto basta fare i conti con un altro comportamento innato nell’uomo: l’ipocrisia. Basta saperla dosare! ^_^

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