Per favore: togliete quel velo su Milano.....
antoniobellanca00it (29/11/2007 - 18:30)

Approdo al mondo del sapere condiviso e delle comunità virtuali per studio e, affascinato, continuo vagando alla ricerca di spunti di riflessione affinché il pensiero si dispieghi contro l’immobilità dell’essere. Non conosco Luciano Bianciardi; non ho mai letto qualcosa di lui, almeno sino ieri mattina, in un articolo apparso sul corriere firmato Franco Tettamanti. L’articolo è anticipato dal titolo della rubrica: “cose dell’altro secolo”. Leggendo le parole del Bianciardi mi rendo conto, però, che le parole (tutte, indistintamente) benché dette e riferite al contesto cui si riferiscono continuano ad essere “cose anche di questo secolo”. La frase che ha colpito la mia attenzione: “la rivoluzione se vuol resistere deve restare rivoluzione. Se diventa governo è già fallita”. Invito a riflettere su questa frase: si lotta per qualcosa che, una volta raggiunto, fa dissolvere il passato dimenticando il motivo e il perché si sia raggiunta una posizione o uno scopo. Dirai certo che questa non è una novità e che questa condizione appartiene intrinsecamente all’uomo. E, d’altra parte, diceva Hegel a proposito del popolo come una massa informe che diventando (qualora riesca) “non più popolo” diventa consistente, visibile e soprattutto con una forma. Non è certa mia intenzione fare politica in questo contesto, infatti il focus di quanto voglio dire è la presa coscienza di questa situazione che, creando muro divisorio tra ciò che si è e ciò che si non è, non permette di volgere lo sguardo indietro per capire chi si era veramente. E’ molto semplice sostenere che nel caso di una grossa vincita la prima cosa che si vuol fare è quella di ricordasi dei propri amici e parenti o, ancora, delle persone che han sofferto. Peccato che, nello spazio tra il dire e quello che poi potrebbe accadere ci si intrometta sempre dell’acqua; quella del mare.
Quanto esposto sopra potrebbe (o dovrebbe) essere la giusta premessa di un argomento non facilmente proponibile (ahimè) oggi, non per la difficoltà di un argomento bislacco da sostenere bensì per l'amarezza di affrontare un discorso che induce, sicuramente, ad una riflessione dolorosa. Non sono milanese, almeno di nascita. Festeggio quest'anno vent'anni della mia permanenza nel capoluogo meneghino. Se volgo lo sguardo indietro, quando sono arrivato con una valigia e con molte speranze, vedo una città comunque diversa, apparentemente chiusa ma desiderosa di essere scoperta da chiunque. Oggi la stessa città mi appare depauperata se non, addirittura violentata. Spenta, ma non del grigio tipico dei giorni nebbiosi, piuttosto velata da filtri la cui restituzione anamorfica assume contorni di apaticità, negligenza, disinteresse. Non raccolgo più un commento o ricordo degno del miglior passato, anche quello diventa oggetto di òblio; la vecchia guardia, fedele custode dei tempi che furono, ormai ha ceduto le armi alla vita senza lasciare un degno successore. Rimangono i testi, di una Milano che fu e che oggi si stenta a credere, come una favola.
Titoli di coda: L'articolo di Tettamanti è apparso sul Corriere del 28/11. Un sincero ringraziamento all'autore per aver permesso la citazione nel mio post.
Un ulteriore ringraziamento per le idee veicolate, anche se incosapevolmente, da sbucciature e da Terra rossa
Della mia esperienza milanese ho parlato anche qui





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