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clausola d'amicizia

antoniobellanca00it (18/01/2009 - 17:30)


L’amicizia è un contratto;
è necessario tenere a bada le condizione e le clausole,
spesso scritte in piccolo e occultate.
(Antonello)
 
Come si misura la bontà di un amico? In base alla sua capacità di riuscire a farti credere che un giorno ti potrà aiutare. Ti sentirai, pertanto, gratificato da cotanta attenzione e sicuro di avere un angelo custode che guarda alle tue spalle. E’ questo il motore dell’ ”effimero” sentimento dell’amicizia, sentirsi protetti. Spesso si rimane anche amareggiati perché l’aspettativa viene inattesa e la nostra delusione ci porta anche alla disperazione. E’ indispensabile che subentri “la prova del nove”, l’evento tanto decantato in cui l’amico esprime massima fedeltà, per capire quanto volatile sia questo sentimento. E allora, in quel momento, diciamo…”mi sbagliavo…non era un vero amico”. Non era l’amico ad essere sbagliato, bensì il terreno sul quale abbiamo coltivato l’illusione. Basta traslare, nel proprio intimo pensiero, la parola “amico” con “conoscente” ed essere consapevoli che quanto promesso, sulla fedeltà dell’amico, non avverrà mai…ed allora si resterà per sempre dei buoni amici, pardòn…conoscenti! E se il miracolo dovesse accadere? Se l’amico si fa veramente in quattro per aiutarti? Anche qui la dovuta attenzione. Hai la capacità di capire se il suo è veramente un intervento disinteressato nel rispetto della morale kantiana? Sei sicuro che quanto lui faccia per te non sia l’equivalente di una cambiale sulla quale, poi, gravano, fior di interessi? Se anche così fosse, non disperare. Si tratta di un contratto di mutua assistenza e cordialità l’importante è che tu sappia leggere le clausole scritte in piccolo; alla stessa stregua di un finanziamento economico dove il beneficio dell’assistenza lo vedi subito, cerca di capire quanto (e se puoi) dovrai pagare. Per il resto…Amèn! E così sia.

Cosa sarà...

antoniobellanca00it (29/10/2008 - 19:11)

 

 
 
Cosa sarà
che ci fa appendere
la bicicletta sul muro
e ci fa parlare con un amico
del futuro (L. Dalla)


Chissà cosa sarà quell’aura magica che ci accompagna la sera a passeggiare a parlare di grandi argomenti ma anche di piccolezze quotidiane. Pensare a qualche goliardia come citofonare e correre e gridare, ma nel pensiero solo relegato, l’età fa la differenza. Come del resto ci fa sentire ancora giovani parlare di donne e delle mille possibilità perse (forse anche improbabili); ma lo spirito non accompagna il pensiero nell’aver accettato, tutto sommato piacevolmente, una condotta senza nefandezze e pericolosità coniugali. Cosa sarà allora che ci fa ancora sognare pur sapendo che si tratta di un pensiero momentaneo? Il piacere di condividere le idee, di avere uno spazio di libertà, di sogno e di riconoscimento identitario. Beviamo un cognac? Si, l’ultimo però
 
 
 

In certe situazioni non è possibile operare delle scelte...

antoniobellanca00it (20/09/2008 - 22:05)


Carissima Stella tu mi confondi. Due premi, in così poco tempo, possono determinare una crisi da successo: se un giorno i miei vicini mi dovessero vedere con il viso basso e triste e mi chiederanno quale grossa disgrazia mi sia capitata e potrei rispondere: “non ricevo più premi”.
 
A parte gli scherzi, il successo è una bella-brutta cosa. Ci si abitua velocemente e si fa fatica a perderla specialmente in quest’ambiente in cui un giorno sei qualcuno e ben presto non sei più nessuno.
 
Ma passiamo alla parte pratica: il premio è mio e me lo prendo e ti ringrazio con tutta la simpatia che posso dimostrarti…il problema, quello insormontabile, è a chi assegnarlo.
 
Fare una scelta significa, anche, discriminare; scegliere qualcuno al posto di qualcun altro, credimi, mi risulta veramente difficile. Molti profili che transitano da qui sono coltivati da me da anni e non posso escluderli…agli altri, i più recenti, mi sento già legato da profonda amicizia per cui, non me ne volere, lo assegno a tutti voi, indistintamente. Siamo già assoggettati a discriminazioni, scelte, opportunità nella vita reale, non vogliamo che questo avvenga anche qui, vero?
 
Certo della tua comprensione porgo a tutti, ma proprio a tutti, un sentito abbraccio. Alle signore un delicato bacino sulla guancia (senza che i rispettivi partner si ingelosiscano…da vero amico).
 
Ancora grazie, Stella.

Virtualmente, vostro Antonello

L'amicizia non vera è come lo yogurt: dopo breve tempo è soggetto a scadenza

antoniobellanca00it (09/02/2008 - 18:59)

PROLOGO
 
“Noi medici di famiglia ci ritroviamo spesso fra noi, medici con altri medici […] senza mariti e senza mogli […] è il massimo dell’estrazione sociale. Credo che il vero motivo per cui i medici tirano a lavorare sino a settant’anni, e spesso anche oltre, è che altrimenti si ritroverebbero a fare il conto fra la loro età e l’aspettativa di vita media”
(Cecilia Deni “Nessuno a cui parlare”, p.11, untiti.ed, 2006)
 
***
Quando non siamo più utili,
cessiamo di esistere.
(Ninì)
 
Quest’anno ricorre il decennale della morte di Ninì. Era un medico, un amico, un filosofo. Durante il suo lungo percorso professionale, nel paese dove era arrivato giovanissimo, dalla lontana Sicilia, ebbe modo di farsi conoscere ed apprezzare da tutti. Ma Ninì non era solo un medico, al quale sottoponevo tutte le mie patologie o forme psicosomatiche, era anche un amico, un vero amico. Grazie a lui ho capito il significato autentico della parola, del tempo necessario per diventare tale e di come la stessa parola e il sentimento relativo sia, spesso, inflazionata, depauperata, abusata. Poiché non si risparmiava dal fare del bene a tutti era amico di tutti, nel senso che ognuno considerava quel suo modo di fare (giustamente) come un segno di amicizia e, come naturale conseguenza, chi riceveva il servizio poteva vantarsi della facoltà di chiamarlo “amico”. Ricordo, durante i nostri incontri, quando mi disse che i veri amici li scopri nel tempo (e spesso tardi), così come i non-amici. Gran parte di loro che ti cercano, con venerabile adulazione, ti chiamano amico perché hanno bisogno di te, dei tuoi servizi. Non si scordano mai di farti gli auguri di compleanno e per le feste comandate, ti sorridono e ti danno le pacche sulle spalle. Dopo tanti anni di onorato servizio Ninì ha dovuto abbandonare l’attività professionale a causa del pensionamento continuando, però, ad esercitare per “gli amici”. Non era certo rattristato per l’evento, naturale corso della vita di ognuno, anzi poteva dedicarsi con più impegno al suo grande hobby, la scrittura di poesie e di racconti satirici. Pubblica, così, alcuni libri. Da quel momento qualcosa è cambiato, gli amici iniziano a diradarsi, guardato quasi con diffidenza e superficialità, come a voler colpevolizzare e degradare una persona che, dopo aver aiutato tante persone, si sia macchiato della colpa di aver voluto rendere partecipe il mondo esterno dei propri sentimenti.
 
Ti sarei grato, caro lettore, se tu mi confortassi con le tue osservazioni
perché, ho avuto modo di constatare, nuovamente,
come sia improduttivo rendere partecipi gli altri
del proprio mondo interiore.
Finchè delle tua capacità professionale rendi servizio altrui
l’impressione di non essere solo non avrai mai
perché ci sarà sempre l’occasione buona
per sentire come stai,
salvo poi,
chiedere “a proposito…volevo domandarti”…
La tua chiave di volta,
amareggiato ti renderai conto di scoprire,
quando ingenuamente confiderai
che di poetare ti diletti.
Ma nulla cambierà quando tu
nel confidare che di scrivere bloggando
piacere hai o di un libro
che nel cassetto, preponderante, aspetta di uscire,
solo resterai.
(Antonello, 8/2/2008)
 
Ringrazio vivamente Cecilia Deni autrice del libro “Nessuno a cui parlare” e la Untitl.ed  per l’autorizzazione concessa a citare parte del testo.

Grazie a te, Paola

antoniobellanca00it (10/10/2007 - 22:14)

Il bisogno più sentito della natura umana
è il desiderio di essere importanti
(John Dewey)

Mi trovo spesso a riflettere se una delle preoccupazioni più grandi dell’essere umano non sia quello di apparire trasparente anche in mezzo a tante persone. Non mi riferisco certo alla consistenza fisica, bensì alle gratificazioni e alle lodi di cui l’uomo, legittimamente, è affamato. Qualsiasi attività, dall’ambito lavorativo al familiare, necessita di essere riconosciuto e, automaticamente, l’attività svolta risulta più piacevole e meno faticosa. Eppure oggi questa semplice regola rischia di affondare tra le mille attività e pensieri che angustiano l’uomo. In altre parole non c’è tempo per delle lodi e ringraziamenti sinceri. Non esiste una regola ben precisa per riconoscere la sincerità degli apprezzamenti, qualora si abbia la fortuna di riceverli; i complimenti, donati con sentimento, sincerità e passione, sia in forma scritta che verbale, conservano in sé una sorta di magia tale che le parole non possano assolutamente passar per false o adulatorie.

Qualsiasi congedo dal servizio per pensionamento lascia una sorta di amarezza e tristezza che ricorda la paura dell’abbandono dei bambini. Alla gioia della festa e del brindisi si associa il rovescio della medaglia dell’inevitabile malinconia che ne consegue dal giorno successivo quando il rapporto lavorativo viene meno. Lavorare con Paola per tanti anni è stato piacevole e stimolante, saggia maestra di esperienze lavorativa non si è mai tirata indietro nel supportarmi in situazioni complesse lavorative. Ho sempre creduto di aver abusato, spesso, della sua pazienza e di aver rubato la sua conoscenza senza essermi mai adeguatamente sdebitato; al termine della festa di pensionamento mi consegnerà un biglietto:

Antonello, ti voglio esprimere tutta la mia gratitudine per la tua disponibilità e per l’aiuto che mi hai sempre dato quando richiedevo il tuo intervento. Ho molto apprezzato la tua cortesia e i modi garbati che hai sempre usato nei miei confronti (su di me hanno sempre avuto effetto). Di te conserverò sempre un buon ricordo e ti faccio un grosso “in bocca al lupo” per un eventuale futura posizione lavorativa migliore e redditizia.

Non è certo per megalomania che ho riportato queste parole bensì per trasmettere la sensazione di sincerità e commozione con cui Paola le ha riversate su carta. Il dubbio di come possa sostenere questa tesi è presto detto: mi chiama Antonello, come i miei familiari e come i pochi amici di infanzia. Questo denota attenzione e ammirazione; qualcuno potrà forse dire che il momento magico è il frutto di una somma data da parole mirate e da una maggiore sensibilità nei confronti di chi li riceve. Invito, però, ad una maggiore riflessione se il mondo e i rapporti umani, dal più piccolo microcosmo sociale, non possa diventare o almeno apparire, migliore se si venisse ricompensati con degli apprezzamenti sinceri per tutte le attività che quotidianamente portiamo avanti. Filosofia spicciola? Può anche darsi, ma di sicuro ben redditizia, con alti rendimenti nel tempo. 

 

L'amicizia

antoniobellanca00it (15/08/2007 - 16:50)

E' opinione comune che un' amicizia deve essere disinteressata e, nell'eventualità, l'intervento nei confronti di una richiesta di aiuto, deve essere reciproca, ovvero un rapporto di mutua cordialità. Ma se i rapporti umani nascono tutti da una qualsiasi forma di utilità, può esso trasformarsi in un rapporto di amicizia? Aristotele sostiene che al termine dell'utilità con cui è nato il rapporto pseudo-amichevole, il sentimento verrebbe a cessare. E tu, cosa ne pensi?