*** S T O P ***
antoniobellanca00it (08/01/2009 - 11:42)
Ciao amico virtuale e non…mi fai morire quando dici:
“un mondo di bene”
“un abbraccio virtuale”
“virtualmente vostro”
Ogni anno, al termine delle feste natalizie, mi viene sempre in mente la frase di Garrone nel primo della fortunatissima serie Vacanze di Natale: “finalmente anche questo Natale ce lo siamo levatoi dalle palle”. La prima parola che riesco ad utilizzare subito dopo è STOP con la colonna sonora delle Supremes; fermarsi in nome dell’amore. Ma come, chiederete, inneggiare all’amore subito dopo le Sante feste e non durante? Non mi addentro in un discorso ampiamente dibattuto sul consumismo e sulla strumentalizzazione del Natale però mi soffermo (ed invito) a riflettere adesso proprio perché durante le feste non si ha l’opportunità di poterlo fare con la dovuta lucidità. Come diceva Nietzsche : “ci vuole un gran caos per generare una stella danzante” ed ecco che, da adesso, ogni momento è ideale. Quindi STOP!! Ma stop, ancora, per simboleggiare un RI-ferimento, un punto fermo, un paletto. Ed è per questo, riferendomi al complimento ricevuto dalla mia cara amica Caterina, che sempre, ogni giorno, in qualsiasi momento, l’occasione è sempre quella giusta per un abbraccio e per il più sincero augurio per un mondo di bene.
Virtualmente vostro, Antonello
Ah! Qualora, cari lettori, vi sia “sfuggita” la grande opportunità offerta dal testo multimediale sui link di apprendimento, inserisco qui, a chiare e grandi lettere, il re-indirizzamento al brano delle Supremes. Come vedete, almeno a me, il Natale mi fa diventare mooolto meno buono (e non è colpa solo dell’influenza)
L'IM-posizione della tecnica (come alibi del consumismo)
antoniobellanca00it (17/11/2008 - 19:21)
Dove sta la novità? O sono un precursore dei tempi oppure c’è qualcosa che non capisco. Sfuggo dalle mode e il pericolo, adesso, è quello di abbandonare il mio progetto sull’osservazione dei social network. Almeno così come sono considerati adesso. Dovunque legga (multimediale o cartaceo) non si parla d’altro, della presunta inutilità o indispensabilità di Facebook o MySpace…il problema è un altro. L’assoluta necessità di imporre il dispositivo digitale (ultimo uscito) per non farsi sfuggire l’opportunità di “restare sempre in contatto” con i tuoi amici. Io lo facevo già (e come me tanti altri) senza che nessuno me lo avesse imposto. Il fedele compagnio (Nokia 7710), che vedi tra le mie mani, andato in pensione da poco, mi permetteva, tramite il lentissimo e costosissimo collegamento GPRS, di leggere i miei blog preferiti e la messaggistica, già da diversi anni: e mi divertivo. Oggi, invece, tale opportunità (?!) è possibile a tutti, e questo mi fa piacere, ma diventa un’IM-posizione: se non stai collegato con gli altri, 24 ore su 24 sei uno sfigato. Ripeto, caro lettore, non che volevo che questa possibilità fosse solo per pochi…la tua attenzione, ti prego, focalizzala sulla libera scelta di ognuno. La possibilità di collegarsi esisteva già, i disposivi pure, chi voleva accedere alle community in piena libertà e movimento era liberissimo di farlo, pochi, comunque, lo facevano. Oggi, invece, SI DEVE restare collegati e quindi verranno messi in vendita NUOVI (??!!) dipositivi per non perdere di vista, neanche un minuto, i vecchi amici. E non ho ancora focalizzato il problema dal punti di vista sociale…per carità!!
L'indifferente trasparenza
antoniobellanca00it (20/08/2008 - 21:16)
L'affannosa ricerca dell'uomo di distinguersi in mezzo al grigiore della vita quotidiana causa il consumismo e nel suo apparire iniziale, l'uomo, soddisfa quello che appare il suo bisogno primario. Nel con-formarsi dichiara la propria trasparenza.
(Antonello)
La visibilità dell'uomo è inversamente proporzionale al secolo in cui vive. Il tempo che avanza decolora l'esistenza umana fintanto da rendere trasparente l'essere. Alla ricerca di uno specchio, sul quale confrontarsi, l'uomo va in cerca dei suoi simili e, nella moltitudine, rimane schiacciato perchè totalmente invisibile. Grida e si dispera e quando la ragione lo accompagna, con quel poco di razionalità che gli è concesso ancora avere, cerca la dignitosa e necessaria visibilità adornandosi di oggetti declamati, appunto, per distinguersi. Tutti lo seguiranno proprio perchè desiderosi di ri-conoscersi e nel contempo dichiarano la propria nullità in quanto impossibilitati a riconoscersi l'un con l'altro, perchè conformi. Forse un tempo, secoli addietro, nella divergenza più accentuata fra ricchezza e povertà, questo angolo buio non c'era; mi puoi dire - uomo - che però nella fame la "moltitudine informe" navigava. Soddisfare la fame...sono d'accordo con te, solo che oggi è fame di desiderio. Ti prego -uomo - se hai a portata di mano un carboncino, portalo e traccia un'uniforme tratto nel grigiore della tua vita quotidiana...probabilmente mi vedrai alla ricerca del mio simile.
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