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Lettore, ti fai audio-messaggiare?
antoniobellanca00it (21/09/2008 - 18:21)

Bene caro lettore. Penso che possa bastare tediarti con link, hyperlink ed altro, credo (spero) che ormai il mio “dire sia entrato nel tuo capire”. Come sostengo comunemente mi ritengo un uomo che vive nel mondo analogico ma che deve convivere con il mondo digitale…sarei, altrimenti, anacronistico e non potrei vivere in una società siffatta. Mi sforzo, continuamente, di trovare dei punti di contatto fra i due mondi: ad esempio il post lo scrivo, preliminarmente, con la stilo ad inchiostro azzurro (per ascoltare il fruscio del pennino che rilascia l’azzurro liquido – che goduria-) e che poi trasporto sul mezzo digitale. E’ una perdita di tempo? Forse, però mi rilassa e non poco, pertanto…tempo ben speso, ritengo. Il testo digitale con tutti i link in esso presenti può impoverire l’informazione stessa? Bè credo di sì…perché è vero che un link rimanda ad un altro testo da approfondire ma il rischio che si paga è quello che l’argomento perda di significato. Troppa informazione, infatti, significa annullare l’informazione stessa.
Leggete cosa ha scritto Sed:
quando scrivo i miei ipertesti non ho molta voglia di studiare tanti collegamenti,
mi fanno perdere il filo del discorso
Tanti collegamenti, dunque, determinano perdita di significato, dispersione, non solo verso chi legge ma anche per chi scrive e su questo sono perfettamente d’accordo con Sed. La via di mezzo, come giusta quantità di “approfondimenti” necessari è la via da perseguire.
Questo pensiero mi rimanda ad Heidegger quando affrontava la medesima questione con il “nuovo” media di allora: la televisione.
La fretta di sopprimere ogni distanza non significa realizzare una vicinanza.
(Heidegger)
La televisione rispetto alla radio impoveriva l’informazione? Direi che questa è una questione irrisolvibile in quanto gli estimatori del vecchio mezzo di comunicazione criticheranno sempre il successivo (succede così anche per le forme dell’arte).
Oggi, dunque, tocca convertirsi al moderno, convivere felicemente oppure, come faccio io, trovare dei punti divertenti e innovativi. Una cosa che mi sarebbe piaciuta nel nuovo media del blog, quella di poter sentire quanto di più analogico possa esistere: la voce! E in preda ad un’irresistibile megalomania ho pubblicato, nel 2006 in un mio vecchio blog, un audiopost. Dove? QUI! Come dove (sgrunt!!! Ma Q U I I I)
L'era virtuale ha decretato la morte dell'interiorità
antoniobellanca00it (25/08/2008 - 19:45)
Lo spazio virtuale,
espressione di pensiero libero e indipendente,
nasconde nella propria essenza il maggiore inganno.
Libertà di accesso e di non discriminazione
è l’anticamera del pensiero volatile.
(Antonello)
Quando ancora non esisteva l’era della conoscenza condivisa (la seconda epoca del virtuale), la sensibilità interiore godeva, ritengo, di più prestigio ed autorevolezza benché quella di molti e meno conosciuti, destinata a rimanere nel cassetto spesso per molto tempo. La notevole accessibilità dello spazio virtuale da parte di chiunque ha prodotto un effetto prevedibile ma contrario. Come quando, nel consumismo più sfrenato si cerca di acquistare, per indossare e farsi vedere e nella moltitudine, divenendo poi tutti uguali si ritorna ad una condizione di assoluta trasparenza, così nell’era virtuale dove tutti scrivono (legittimo, per carità) e nessuno legge; questo perché tutti impegnati a far sentire la propria voce tale da non avere il tempo di ascoltare quella altrui, questo perché si ha la presunzione, dato il mezzo tecnologico immediato e trasparente, di pensare che il proprio pensiero sia più autorevole più di quello d’altri. E qui il paradosso: uomo sei desideroso di dire la tua e ti lamenti che nessuno ti ascolta? Ecco che ti viene data la possibilità così sei soddisfatto, non ti lamenti più e scrivi…con lo scrivere impegni la tua testa e i pensieri con l’illusione che finalmente qualcuno possa sentire la tua voce. Ma è solo un illusione! Auspico il ritorno al silenzio come fonte ispiratrice di pensieri più nobili e profondi, che nel correre il rischio di rimanere intrappolati dentro di noi, trasmettano segnali non verbali all’esterno alla ricerca dei propri simili.
In parole povere, su quanto l'uomo sia oppresso dalla tecnica puoi vedere qui alla pagina "sulla tecnologia"



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